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MELOZZICENSURA

Ho ricevuto una garbata lettera, raccomandata. Addirittura “anticipata via Pec”, come si fa con le lettere davvero importanti. Me la scrive un avvocato teramano, Stefano Franchi, “in nome e per conto” del suo cliente, Enrico Melozzi.
Emozione!
Una lettera di Melozzi! Si vabbè, “in nome e per conto”, ma sempre di Melozzi!
Che onore!
Un artista di questa portata, che scrive alla mia piccola rubrica!
Con tanto di avvocato “in nome e per conto”.
So’ soddisfazioni.
Perché mi scrive? Perché, cito testualmente: “Richiesta di cessazione delle condotte lesive, di pubblicazione di rettifica e scuse, di rimozione dei contenuti presenti sul sito e di deidicizzazione degli stessi”.
Come dite? Non è chiaro?
Tranquilli, l’avvocato Franchi spiega tutto, in nome e per conto.
Anzi: sempre in nome e per conto INTIMA:
“la pubblicazione sulla testata certastampa di una lettera di scuse” firmata da Adamo
"La rimozione degli articoli” su Melozzi
“la deindicizzazione dei contenuti sui motori di ricerca”.
Chiaro, adesso?

Gentilissimo avvocato,
Credo sia mia dovere richiamare la sua attenzione, in nome e per conto, su due termini, che ritengo debbano essere importanti, nella sua professione, almeno quanto lo sono nella mia e, più mi generale, nel novero delle garanzie costituzionali cui si ispira la vita del nostro Paese.
I termini sono CENSURA e SATIRA.
Quella che, in nome e per conto del suo cliente, lei invoca addirittura intimando, è un palese tentativo di censurare la libera espressione del pensiero (il mio in questo caso), garantita e protetta dall’articolo 21 della Costituzione. Che prevede anche, pensi un po' che curioso Paese è il nostro, la possibilità di criticare un personaggio pubblico. Si chiama diritto di critica. 
E non è tutto, perché non le sarà sfuggito che in ogni articolo dedicato al suo cliente, c’è sempre scritto, con grande evidenza, che si tratta di articoli di SATIRA e che quindi si richiamano a quel DIRITTO DI SATIRA, garantito addirittura da 3 articoli della Costituzione (9, 21 e 33). 

Cercare di vietare l'esercizio di un diritto, significa negare una libertà. Censurare, appunto.
Eppure, lei nella sua lettera “in nome e per conto” di Melozzi, pur avendo sicuramente intuito che si tratta di satira, arriva a citare il requisito di continenza, pur sapendo che “… la pretesa che la satira si conformi al requisito della continenza formale non potrebbe avere alcun senso. Per sua natura, la satira trasgredisce soprattutto attraverso il linguaggio. E se la continenza formale riguarda tipicamente le modalità espressive, una sua applicazione alla satira si risolverebbe nella totale negazione di quell’arte”.
Stupisce poi, e non poco, che ad invocare la censura della satira sia lo stesso Melozzi che, al contrario, invocando il diritto di satira (LEGGI QUI) venne assolto dalle accuse di diffamazione nei confronti del Presidente della Riccitelli.
Mi spieghi, avvocato, la satira se la fa Melozzi è giusta ma se la subisce va censurata?
Curiosa interpretazione.
Però, devo dire, che in quanto a satira anche lei se la cava benissimo, l’idea della lettera di scuse è da applauso, meriterebbe ben altre ribalte… le faccio dono di un’idea: proponga a Melozzi di parlarne a Sanremo… 
A proposito di Sanremo, e di musica, mi consenta avvocato Franchi di esprimere, suo tramite, il mio in bocca al lupo a Marilisa (è sua moglie, vero?) che sta partendo con un tour di spettacoli nelle piazze dal titolo “Vi porto in un bel posto”, un viaggio intorno all’arte per piccoli e grandi sognatori. Musiche: Enrico Melozzi.

So' soddisfazioni.

ADAMO

 

La foglia di fico è una rubrica di satira, di politica e di satira politica

 foto: Rolling Stone

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