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Come tutti sanno, il consigliere Lanfranco Lancione è un notissimo alfabeta. Persona cioè che, al contrario dell’analfabeta, sa leggere e scrivere e comprendere quello che legge. Di questa sua arte, ieri ha offerto ampia dimostrazione nel Consiglio Comunale dedicato alle interrogazioni, quando ha donato alla memoria consiliare un suo intervento, che non era un’interrogazione e che non aveva alcuna ragione di esistere nelle pubbliche assise cittadine.
Tant’è.
Tema dell’indimenticabile intervento: l’analfabetismo funzionale, ovvero l’incapacità di comprendere quello che si legge. Problema che a detta di Lancione, colpisce tanto la gente normale «…e ci può anche stare», quanto «…chi ha fatto dell’informazione la sua vita e fa di mestiere quello che informa il prossimo». 
Affermazione questa, che nella parabola espositiva dell’alfabeta Lancione meritava una spiegazione nel dettaglio, ed eccola: «Questa è una città piccola e avremo una ventina di giornalisti non di più, tutta brava gente estremamente corretta, ma siccome c'è sempre quella percentuale di analfabeta funzionale, c'è qualcuno che non capisce quello che legge e poi alimenta un dibattito fatto da altri analfabeti funzionali che vanno a catena, è una sorta di reazione atomica che scatena situazioni incredibili». 

Vediamo se abbiamo ben capito (hai visto mai che fossimo proprio noi gli analfabeti funzionali?): il consigliere sostiene che in città c’è un gruppo di giornalisti, dei quali si guarda bene dal fare i nomi (ovviamente) che non comprendono quello che Lancione posta sulla sua pagina facebook. 

Andiamo avanti: «Allora io vorrei dire il fatto che uno ha una laurea, ha superato un concorso, penso che si faccia un concorso per diventare giornalisti e per essere iscritto a un albo, non è certo che poi non sia affetto da questa condizione. Certo, ci vorrebbe l'organo dei giornalisti, l'albo del giornalista che controlla ‘sta gente e che dice “bello se sei analfabeta funzionale e leggi delle cose e non capisci che c'è scritto il giornalista non lo può fare più”… ma evidentemente non funziona così se poi i giornalisti italiani, non quelli nostri, quelli “alti”, il 90% dovrebbe cambiare mestiere perché è gente che non sa che dice e va ruota libera». 

A beneficio dell’alfabeta consiliare, ricordiamo che per diventare giornalisti non si fa un concorso, ma si sostiene un esame. Il concorso per giornalisti è quello che ha bandito il Comune retto dalla Maggioranza che lei sostiene, consigliere, ma che è giunto al nono rinvio.
Cosa che deve esserle sfuggita, non riguardando né San Nicolò né Cuba, che sappiamo essere al centro dei suoi pensieri.
Purtroppo per lei, ‘sta gente in Italia ha ancora la possibilità di esprimere liberamente il proprio pensiero, e anche il lusso di andare a “ruota libera”… è nei regimi totalitari, nelle dittature, nei Paesi coi leader più o meno “maximi” che alla stampa si impone un bavaglio. 

Apprezzabile, poi, il fatto che lei chieda al Comune di organizzare «…corsi extrascolastici per questi soggetti…» e che si offra di «…fare un disegnino…» a quanti di noi non avessero compreso quello che lei posta.

Non si prenda pena, sa… è possibile che qualcuno tra noi non abbia compreso quello che lei scrive, ma la sua esternazione consiliare di ieri dimostra che lei, al contrario, ha capito benissimo quello che noi scriviamo di lei…

ADAMO