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Screenshot_2026-03-19_alle_05.56.25.png “Anche meno, grazie”. Nella storia di tutte le ricostruzioni post sisma italiane, che è storicamente storia di ritardi e di lentezze, la lettera inviata dal Comune di Teramo all’Ater rischia di diventare un documento straordinario, la dimostrazione evidente di come la burocrazia possa generare incredibili corti circuiti, con il Comune che, davanti all’eccezionale accelerazione data dalla nuova governance dell’Ater alla ricostruzione, non partecipa ma rallenta, non incentiva ma accampa cavilli, non favorisce ma appesantisce l’iter. «Gentilissimi, giungono presso questo Ufficio numerose richieste di singoli permessi di Costruire che prevedono l’abbattimento e la ricostruzione di diversi fabbricati ATER…» scrive infatti il dirigente comunale Gianni Cimini al presidente dell’Ater, Alfredo Grotta, e visto che si tratta di un quartiere popolare e popoloso, lo stesso dirigente sottolinea che gli interventi «…potrebbero – nell’insieme – innescare una attività rigenerativa del quartiere, attività auspicabile per le note problematiche di integrazione sociale esistenti».
Tutto bene, allora: tanti cantieri, tanta ricostruzione, in un quartiere con tanti problemi e tante famiglie che da nove anni aspettano una casa… e invece no.
Per il Comune, è troppo, è un’iperattività che non si raccorda coi tempi degli uffici, che “stressa” una macchina amministrativa abituata a ritmi molto, ma molto più lenti, basti pensare che il Municipio di Teramo è chiuso per terremoto da 9 anni e ancora non si riesce neanche a bandire la gara per i lavori. Quindi, bisogna rallentare, ed ecco la pennellata di burocratese: «Si deve convenire sulla fattispecie che una così corposa attività edilizia non può essere valutata per singoli episodi, e che le caratteristiche dei progetti presentati impongono una rivisitazione degli accordi convenzionali originari, posti alla base della costruzione del quartiere».
Per essere più chiari, a nove anni dal terremoto, coi progetti di abbattimento e ricostruzione nello stesso luogo e nelle stesse dimensioni già approvati dall’Ufficio del Commissario straordinario, con centinaia di famiglie sfollate e in attesa di tornare a casa, il Comune pensa ad una “rivistazione degli accordi”, come se ci fosse ancora da decidere qualcosa, come se non fosse tutto già deciso, come se non ci fossero nove anni di ritardi da compensare. Così, la stessa lettera che riconosce come gli interventi dell’Ater siano determinanti per migliorare l’integrazione sociale e la qualità del quartiere, diventa lo strumento che li rallenta, fermando quello che si dice di voler favorire.

ADAMO