
Il video di "Quasy Goal" trasmesso da Teleponte il 30 settembre 1986, riporta alla memoria domenica 28 settembre 1986, una data scolpita nella memoria sportiva della nostra città: la prima in casa del Teramo in Serie C/1 dopo la gloriosa cavalcata della promozione. Il vecchio Stadio Comunale, oggi silenzioso testimone di un’epoca passata, appare in queste immagini come un catino ribollente di passione, capace di far sentire piccola persino una "grande" come la Salernitana. La cronaca ci restituisce l'atmosfera trepidante di un primo tempo in cui il Teramo di Tonino Luzii, subentrato a Rumignani, domina il campo con un gioco fluido e coraggioso, pur non riuscendo a scardinare la difesa campana [05:12]. Ma ciò che rende questo documento davvero prezioso è la carrellata umana sugli spalti: i volti di chi ha fatto la storia del tifo e della società. Le telecamere indugiano su figure indimenticabili che oggi non ci sono più, ma che qui appaiono vive nel loro incrollabile amore per il Diavolo: i simboli del tifo: Mariucce "Mbaiatelle", Topolino, l'energia travolgente di Dina "la diavolessa", Cietta, Alfiero Barnabei e il prof. Franco Graziani. Le istituzioni e i volti noti: Il presidente Ercole De Berardis e il dirigente Vincenzo Crescenzo, un giovanissimo Mirko Mazzagatti, Gado Striglioni, la voce inconfondibile di Sigfrido "the voice" Micheli e persino l'ex tecnico del Giulianova, Tribuiani. La cronaca e il pubblico: Un Walter Cori agli esordi della sua carriera giornalistica e la presenza discreta del papà di Fortunato Collevecchio tra la folla. Nell'intervallo, tra i commenti rammaricati per le occasioni mancate, spicca la profezia di Cietta, che con la sicurezza di chi conosce il destino del pallone annuncia la vittoria. E il secondo tempo le dà ragione: la partita si sblocca grazie alla freddezza di Da Re su calcio di rigore, per poi essere messa in ghiaccio dal raddoppio di Cappellacci. Il fischio finale scatena la gioia di un trionfo meritato, una vittoria per 2-0 che non fu solo un risultato sportivo, ma la celebrazione di una ritrovata grandezza collettiva. Rivedere quelle immagini oggi significa riabbracciare una Teramo che non ha mai smesso di lottare per la propria identità e per i propri colori.

