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Martedì 7 gennaio del 1986, mentre la tecnologia delle comunicazioni si apprestava a rivoluzionare il modo di percepire il mondo, commentavo su Teleponte, nella mia trasmisisone "Quasy Goal" l'avvento dell'era satellitare. Il servizio, intitolato significativamente "Il futuro è nel satellite", non era solo un'analisi tecnica, ma una riflessione filosofica sul mutamento dei confini dell'informazione sportiva. Preconizzavo l'avvento di strumenti sempre più sofisticati, fermi nella loro orbita geostazionaria, che avrebbero portato nelle case dei telespettatori discipline finora sconosciute, capaci di scatenare passioni globali. Sottolineavo lo sconcerto e la fatica che il pubblico locale avrebbe potuto provare di fronte a immagini insolite: dalle vetture mostruose lanciate su sentieri impervi alle rischiose cavalcate sulle onde del Colorado River, fino a spettacoli di pugilato femminile in cui l'elemento sportivo appariva oscurato da quello sexy e spettacolare. Il messaggio centrale del servizio risiedeva nel superamento dei provincialismi. Invitavo il pubblico ad aprirsi al nuovo tramite il satellite per poter meglio amare la tradizione e il consueto. L'ombra del campanile di casa doveva continuare a risultare rassicurante e autentica, come il fuoco del camino in una notte d'inverno, ma la sfida era quella di accettare il futuro per conservare il passato, vivendo così con maggiore consapevolezza il presente.
ELSO SIMONE SERPENTINI