L'intervista andata in onda su Verde TV martedì 10 ottobre 1995 a Vincenzo Minguzzi, direttore sportivo del Teramo Calcio, offre uno spaccato vivido della gestione societaria e tecnica nel campionato di Serie C2 della metà degli anni Novanta. Si deve registrare la pacatezza del dirigente espressa durante l'allenamento di mercoledì 9 ottobre 1995 per stabilizzare l'ambiente dopo il pareggio interno contro Catanzaro. La dirigenza biancorossa stava cercando un delicato equilibrio tra la necessità di razionalizzare la rosa, specialmente a centrocampo, e l'esigenza di coprire il reparto offensivo con un elemento d'esperienza da affiancare ai titolari. Minguzzi analizzava anche i temi caldi della settimana pre-partita. Nonostante il mancato bottino pieno contro i calabresi, la condizione della squadra veniva giudicata buona e si segnalava la frizzantezza di gioco, seppur meno fluida in quell'occasione. Minguzzi non si diceva preoccupato eccessivamente in vista della sfida contro Catania. Il possibile ingaggio di un nuovo attaccante rimaneva il tema centrale delle discussioni tra i tifosi sugli spalti, ma la presenza di Roberto Cicconi agli allenamenti veniva preentata come un atto di cortesia verso un professionista teramano, mentre il vero obiettivo restava la razionalizzazione tattica del gruppo. Minguzzi affrontava con cautela anche il recupero dei giocatori chiave e il rientro in gruppo di Fusari era accolto come una notizia positiva, sebbene la valutazione finale suggerisse di procedere con i piedi di piombo per evitare ricadute, rimandando il suo impiego a pieno regime alla settimana successiva. L'esigenza di coprire il ruolo di terzo portiere portava in prova il giovane Pappalardo, a testimonianza di una programmazione che guardava sia alla prima squadra che al settore giovanile, confermando che il Teramo del 1995 fosse una realtà solida, capace di gestire le pressioni di una piazza esigente senza cadere in facili entusiasmi o eccessivi allarmismi. Il commento di Minguzzi ai microfoni di Verde TV è un documento prezioso per comprendere come si costruiva, mattone dopo mattone, la credibilità di una squadra di provincia nel calcio professionistico di fine secolo, dove ogni valutazione necessaria serviva a mantenere la rotta verso gli obiettivi stagionali prefissati dalla società guidata da Malavolta.
ELSO SIMONE SERPENTINI

