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Chi ama Agatha Christie, sa che “Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova” .  In poche righe, su poche agenzie di stampa, si apprende una notizia che avrebbe meritato maggiore enfasi: il governo brasiliano ha chiuso il Paese per 15 giorni. Fino al 18 luglio sarà vietato l’ ingresso degli stranieri “a causa del perdurare della pandemia”. Anche alle colonne di aiuti umanitari pronti per partire per raggiungere il gigante latino americano. 170 milioni di euro di aiuti solo quelli della Comunità Europea. Cosa non deve essere visto dalle organizzazioni non governative internazionali ? E’ di pochi giorni un’altra notizia che ha avuto un po’ più spazio. Ne avevo parlatosu “Il fatto quotidiano” . Si vociferava già, ma non nei canali ufficiali brasiliani, non nella Rete Globo.Il Generale Braga Neto, ministro della Casa Civil -un superministero a cui spetta il coordinamento dell'attività di governo - è stato nominato Capo dello Stato Maggiore. Praticamente il premierBolsonaroè stato messo in quarantena da quegli stessi militari che ne hanno appoggiato l’ascesa al Potere. Militari che hanno capito di aver creato un mostro. Nello stesso tempo i militari tornano in strada, ufficialmente per contenere la pandemia, in realtà a presidiare le principali città brasiliane. Contemporaneamente la Chiesa brasiliana, intellettuali, università si mobilitano contro l’ennesimo golpe. Anche sfidando il divieto di assembramento. Cosa temono ? Chi sono i vampiri di cui parla la chiesa cattolica brasiliana temendo atti anti-democratici gravi. Come l’ipotesi golpe militare Nel pieno della crisi coronavirus, il Brasile rischia di piombare nel peggiore scenario possibile . Intanto deve fare i conti con il covid, fame, povertà. Sotto un caldo asfissiante, ancora estivo, il clima è arroventato nel gigante del Sudamerica che supera il milione di contagi (1.565.849) e le 80 mila vittime (8.447) per il Covid 19. Ma i dati sono certamente sottostimati.Perchè il presidente JairBolsonaroha sempre manifestato la propria opposizione alle misure di lockdown. Aumentano ogni giorno (5 milioni) le persone che vivono nelle 765 favelas di Rio de Janeiro, il 50% della popolazione della CidadeMaravillhosa. Come convincere gli abitanti delle favelas che è importante rimanere a casa e lavarsi le mani, se la densità di popolazione è la più alta dello Stato e sussistono problemi con l’acqua potabile da decenni? I servizi igienico-sanitari e la salute sono diritti fondamentali, anche se, in Brasile, persino lavarsi le mani è diventato un privilegio di classe e di razza. La popolazione povera che vive nelle favelas e nei quartieri periferici delle grandi metropoli, in maggioranza nera, si presenta come la principale vittima dell’emergenza sanitaria Covid-19. Le linee di autobus che collegavano l’area metropolitana con la città di Rio de Janeiro sono state interrotte, impedendo ai lavoratori delle periferie di raggiungere i quartieri centrali dove lavoravano. Il sadismo di dover scegliere tra essere infetti o morire di fame non può essere normalizzato. Così il Brasile delle sterminate favelas, del sistema sanitario inadeguato e della mancanza di coordinamento tra governo federale, governi statali e municipi, è diventato il secondo Paese con più contagi al mondo dopo gli Usa. Il turismo fermo, i cordoni di polizia armata che spara su chi cerca di uscire, la perdita di oltre 23 milioni di posti di lavoro, aprono lo scenario attuale di una forte svalutazione e l’inflazione alle porte.  50 milioni i lavoratori informali che si sono ritrovati da un giorno all’altro senza nulla. Si tratta di famiglie senza risparmi e piene di debiti; in Brasile ci sono oggi 63 milioni di iscritti nella lista dei debitori morosi, che non possono chiedere un prestito se non a tassi da usurai del 400% all’anno Un esercito di nuovi poveri e indigenti difficilmente riuscirà a essere assorbito dai piani di assistenza sociale; nelle periferie urbane e nelle zone rurali del Nord-Est si teme possa tornare quella fame endemica sconfitta con molta difficoltà dal 2002 a oggi.Tutto ciò mentre si moltiplicano le fosse comuni in tutto il Paese. Quello che si sta facendo è solo trattare i casi di ricovero, ma senza uno scenario possibile. Perché in Brasile il distanziamento sociale è impossibile, o più ridotto, rispetto al resto del mondo. Intanto due Ministri della Salute sono già stati cambiati due dall’inizio dell’epidemia.  A denunciare questa situazione sono i missionari e i preti di strada, che denunciano un aumento brutale dei contagi nei pochi centri per d’assistenza ancora apertiIl peggio, purtroppo, senza poter più contare sugli aiuti internazionali, deve ancora venire.  

Leo Nodari

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