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Doveva essere una giornata simbolica, dedicata all’inaugurazione del nuovo modulo scolastico destinato ad accogliere 12 aule – tra cui il Liceo coreutico e alcune classi del Liceo Scientifico – ma si è trasformata in un confronto acceso e tutt’altro che istituzionale. La cerimonia di apertura del MUSP è stata infatti segnata da un duro faccia a faccia tra due classi quinte del Liceo scientifico del Convitto Nazionale Melchiorre Delfico e la dirigente scolastica Baldassarre. Al centro della protesta c’è la decisione di trasferire le classi V A e V B nel MUSP. Una soluzione che gli studenti respingono con forza, chiedendo invece di essere collocati all’interno della sede del Forti, pur consapevoli delle difficoltà legate alla carenza di spazi. «Non vogliamo aule provvisorie, ma classi dignitose», è il messaggio ribadito più volte dai rappresentanti. Il confronto con la dirigente è proseguito anche alla presenza del presidente della Provincia di Teramo, Camillo D’Angelo, che ha convocato una delegazione degli studenti in via Milli nel tentativo di individuare una possibile mediazione. Alla protesta ha aderito informalmente anche la docente di italiano Maria Cristina Marroni, che ha sostenuto apertamente le ragioni dei ragazzi dopo un’accesa discussione con la dirigente, apparsa visibilmente in difficoltà. Un’inaugurazione dunque burrascosa, destinata – come hanno sottolineato i rappresentanti di classe – a non chiudersi qui. A parlare sono stati in particolare Filippo Brucchi e Alessandro Dolceamore, portavoce delle due quinte coinvolte, che hanno annunciato la possibilità concreta di uno sciopero ad oltranza. La presa di posizione degli studenti arriva al termine di settimane di attesa e si è formalizzata in una lettera inviata alla dirigente scolastica, all’Ufficio scolastico provinciale e regionale, al sindaco e al presidente della Provincia. Nel documento vengono elencate una serie di criticità: dall’isolamento rispetto alle altre classi quinte già ospitate al Forti, alle difficoltà organizzative e didattiche, fino a problemi legati alla sicurezza, come aule prive di porta o spazi giudicati non idonei. Secondo gli studenti, si tratta di condizioni che rendono il “tempo scuola” diseguale e penalizzante, soprattutto in un momento cruciale come l’ultimo anno, segnato dalla preparazione all’Esame di Stato. «Chiediamo stabilità e un contesto adeguato», spiegano, ribadendo che la protesta non nasce da un capriccio ma da esigenze concrete. Ora la decisione passa alle istituzioni mentre lo sciopero delle classi prosegue senza tregua almeno per ora. WhatsApp_Image_2026-01-07_at_12.22.24.jpeg

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