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Ogni anno la stessa storia: erba e rovi invadono la strada tra Basciano e Tomolati. Guardrail invisibili, curve pericolose, visibilità azzerata. I cittadini chiedono programmazione, non interventi in emergenza
Basciano C'è un appuntamento fisso, purtroppo: quello con la vegetazione che, puntualmente, divora metri preziosi di sede stradale. Un fenomeno che si ripete con cadenza stagionale e che nel tratto da Basciano alla frazione Tomolati assume proporzioni particolarmente critiche, trasformando il percorso in un vero e proprio ostacolo alla sicurezza.
La situazione è sotto gli occhi di chi percorre quotidianamente questa arteria. La vegetazione cresce rigogliosa ai margini della carreggiata, ma non si limita a questo: invade progressivamente la sede stradale, riducendo lo spazio disponibile e creando situazioni di potenziale pericolo. I guardrail, che dovrebbero costituire un elemento di protezione, vengono letteralmente sopraffatti dall'erba alta e dai rovi, diventando invisibili e perdendo di fatto la loro funzione di sicurezza.
Il problema più grave riguarda la visibilità, soprattutto in prossimità delle curve. La vegetazione esuberante crea veri e propri muri verdi che impediscono agli automobilisti di anticipare le manovre, di vedere eventuali ostacoli o, peggio, pedoni, ciclisti o animali selvatici che dovessero attraversare o trovarsi sul percorso.
È un pericolo che riguarda tutti gli utenti della strada, ma che assume connotati ancora più gravi per i più vulnerabili: ciclisti e pedoni che si trovano a dover condividere uno spazio già di per sé ridotto, con il rischio costante di non essere visti in tempo. Anche la fauna selvatica è esposta a gravi pericoli, con animali che rischiano di essere investiti perché non visibili tempestivamente.
Quello che dovrebbe essere un intervento ordinario di manutenzione si trasforma ogni anno in un'emergenza da gestire, quando invece la ciclicità del fenomeno dovrebbe suggerire approcci diversi. La critica che arriva dai cittadini non è tanto sulla mancanza di interventi, quanto sulla modalità con cui questi vengono affrontati: si agisce quando la situazione è ormai degenerata, invece di anticipare il problema con una programmazione che tenga conto della stagionalità e della ricorrenza del fenomeno.
Una manutenzione programmata eliminerebbe alla radice queste segnalazioni, trasformando la pulizia delle strade da emergenza da inseguire a priorità da pianificare. Soprattutto quando è in gioco l'incolumità dei cittadini e la fiducia nelle istituzioni.
C'è un antico monito di Tito Livio che calza a pennello con questa situazione: "Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur" mentre a Roma si delibera, Sagunto viene espugnata. Una frase che descrive perfettamente il paradosso di chi, nel frattempo che si discutono soluzioni o si attendono programmazioni, continua a percorrere una strada che diventa ogni giorno più insidiosa.
Non si tratta di fare polemica politica , la sicurezza stradale trascende le appartenenze e le ideologie, ma di rappresentare la voce di cittadini che chiedono semplicemente che le istituzioni facciano il loro lavoro con la dovuta tempestività e programmazione..
La richiesta sulla SP365 è chiara e legittima: trasformare la manutenzione stradale da emergenza da gestire a servizio da programmare. Gli interventi di sfalcio e pulizia dovrebbero essere calendarizzati in anticipo, prima che la vegetazione raggiunga livelli di guardia, non dopo che il problema è ormai esploso.
La sicurezza stradale non può passare in secondo piano. Perché mentre si discute, le strade restano lì, con i loro pericoli che crescono insieme all'erba. E i cittadini continuano a percorrerle, sperando che qualcuno si ricordi che la loro sicurezza dovrebbe essere una priorità, non un'emergenza da gestire quando ormai è troppo tardi.
La speranza è che questo ennesimo segnale non venga ignorato, ma diventi lo spunto per ripensare un approccio che, invece di inseguire le emergenze, le prevenga. Perché la vera efficienza delle istituzioni si misura anche nella capacità di anticipare i problemi, non solo nel risolverli quando ormai sono diventati ingestibili.
Daniele Martegiani