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Nell’anno domini 500 un giovane monaco, Benedetto da Norcia, fondò l'Europa . Le dette le basi, i valori, le fondamenta mentre tutto attorno crollava, nei giorni in cui tramontava la civiltà antica, mentre le glorie di Roma divenivano rovine; mentre nuovi popoli premevano sui confini dell’antico Impero. Dopo 1.500 anni, Benedetto ha ancora molto da dire al Vecchio Continente in termini di accoglienza, solidarietà, giustizia. Benedetto pose all’attenzione dei suoi contemporanei, e nostra, una concezione dell’uomo radicalmente diversa da quella che aveva contraddistinto la classicità greco-romana, e ancor più di quella violenta che aveva caratterizzato le invasioni barbariche. L’uomo non è più semplicemente un civis, un cittadino dotato di privilegi da consumarsi nell’ozio; non è più un miles, combattivo servitore del potere di turno; soprattutto non è più un servus, merce di scambio priva di libertà destinata unicamente al lavoro e alla fatica. Per Benedetto non ci sono ruoli, ci sono persone. È proprio questo uno dei valori fondamentali che il cristianesimo ha portato: il senso della persona, costituita a immagine di Dio. A partire da tale principio si costruiranno i monasteri, che diverranno nel tempo culla della rinascita umana, culturale, religiosa ed anche economica del continente distrutto. "Il primo, e forse più grande, contributo che i cristiani possono portare all’Europa di oggi  è ricordarle che essa non è una raccolta di numeri o di istituzioni, ma è fatta di persone. Purtroppo, si nota come spesso qualunque dibattito si riduca facilmente ad una discussione di soldi, di cifre. Non ci sono i cittadini, ci sono gli euro e i voti. Non ci sono i migranti, ci sono le quote. Non ci sono lavoratori, ci sono gli indicatori economici. Non ci sono i poveri, ci sono le soglie di povertà. Il concreto della persona umana è così ridotto ad un principio astratto, più comodo e tranquillizzante. Le cifre ci offrono l’alibi di un disimpegno, perché non ci toccano mai nella carne. Ma, - come scriveva Benedetto - è l’essere persone che ci lega agli altri, ci fa essere comunità. Europa. Alla voce del dialogo si sostituiscono le urla delle rivendicazioni. Da più parti si ha la sensazione che il bene comune non sia più l’obiettivo primario perseguito e tale disinteresse è percepito da molti cittadini. Trovano così terreno fertile in molti Paesi le formazioni estremiste e populiste che fanno della protesta il cuore del loro messaggio politico, senza tuttavia offrire l’alternativa di un costruttivo progetto politico. Al dialogo si sostituisce, o una contrapposizione sterile, che può anche mettere in pericolo la convivenza civile, o un’egemonia del potere politico che ingabbia e impedisce una vera vita democratica. In un caso si distruggono i ponti e nell’altro si costruiscono muri. Dunque il secondo contributo che i cristiani possono apportare al futuro dell’Europa è la riscoperta del senso di appartenenza ad una comunità. La comunità è il più grande antidoto agli individualismi, ai sovranismi razzisti, che caratterizzano il nostro tempo, e queta società sradicata, priva di senso di appartenenza e di eredità. Una comunità civile è viva se sa essere aperta, se sa accogliere la diversità e le doti di ciascuno e nello stesso tempo se sa generare nuove vite, come pure sviluppo, lavoro, innovazione e cultura. Occorre riscoprire i valori del monaco Benedetto: persona e comunità sono le fondamenta dell’Europa che come cristiani vogliamo e possiamo contribuire a costruire. I mattoni di tale edificio si chiamano: dialogo, inclusione, solidarietà, sviluppo e pace. Questi princìpi benedettini richiedono l’onere di educare. Non solo offrendo un insieme di conoscenze tecniche e scientifiche, ma soprattutto adoperandosi per promuovere la perfezione integrale della persona umana, come anche per il bene della società terrena e per la edificazione di un mondo più umano». Ciò esige il coinvolgimento di tutta la società. L’educazione è un compito comune, che richiede l’attiva partecipazione allo stesso tempo dei genitori, della scuola e delle università, delle istituzioni religiose e della società civile. Senza educazione, non si genera cultura e s’inaridisce il tessuto vitale delle comunità. Di educazione, misericordia, lavoro e preghiera ha bisogno l’Europa per tornare a riscoprirsi unita e guardare al futuro con speranza. Valori che stanno nei cromosomi del Vecchio Continente, che annovera tra i suoi patroni un “gigante del Vangelo” come san Benedetto da Norcia. La sua Regola è una mirabile sintesi della spiritualità orientale e dell’operosità occidentale: il suo “ora et labora” è un monumento al Vangelo incarnato che “dissoda” i terreni della storia e dà forma alla società nel segno della carità. La sua eredità sono i numerosi monasteri sorti sulla scia del suo carisma e sparsi poi in tutto il mondo. Nel 1964 Paolo Vi lo scelse come patrono principale dell'intera Europa a cuii insegnò l'umanità e il primato del culto divino per mezzo dell' “opus Dei”. Così che cementò quell'unità spirituale in Europa in forza della quale popoli divisi sul piano linguistico, etnico e culturale avvertirono di costituire l'unico popolo di Dio. In un tempo in cui il mondo è messo alla prova dall’emergenza sanitaria e dalla crisi economica, è quanto mai necessario che l’Europa dimostri di essere l’Europa dei popoli e della pace.

Leo Nodari

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