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servizi-digitali-realizzazione-grafica.jpgProvate a ricordare l'ultima volta che avete cercato qualcosa su Google, comprato online, scaricato un'app o mandato un messaggio.
Dietro ognuna di queste azioni c'è una manciata di aziende — Google, Apple, Amazon, Meta — che controllano i punti di accesso alla vita digitale di miliardi di persone.
Decidono cosa appare per primo nei risultati di ricerca, quali app si possono scaricare e a quali condizioni, come vengono usati i nostri dati. Di fatto, dettano le regole del gioco.
L'Europa ha deciso di cambiarle.
Nel 2022 è entrato in vigore il Digital Markets Act (DMA), una legge pensata per limitare il potere di queste grandi piattaforme — chiamate gatekeeper (letteralmente: guardiani del cancello) — e aprire il mercato digitale alla concorrenza. Lo scorso 28 aprile, la Commissione europea ha pubblicato la prima valutazione ufficiale della legge. Il verdetto, riportato da Euronews, è sostanzialmente positivo: il regolamento funziona, ma va applicato con più forza (1).
Ma cosa cambia, in concreto, per chi usa internet tutti i giorni?
Prima del DMA, comprare un iPhone significava accettare che l'App Store di Apple fosse l'unico canale per scaricare applicazioni, che Safari fosse il browser predefinito senza una vera schermata di scelta, e che tutti i browser alternativi fossero comunque vincolati alla tecnologia imposta da Apple
Oggi non è più così, almeno sulla carta.
La legge obbliga le grandi piattaforme a mostrare agli utenti una schermata di scelta per browser e motori di ricerca, a permettere la disinstallazione delle app preinstallate, a consentire il download di app da store alternativi. Obbliga, inoltre, a non usare i nostri dati per pubblicità personalizzata senza consenso esplicito.
In seguito a questi interventi browser e app store alternativi hanno guadagnato terreno grazie a queste nuove schermate di scelta. Oltre quaranta aziende hanno sviluppato nuovi servizi sfruttando un accesso più ampio ai dati delle piattaforme. Persino la messaggistica sta cambiando: il DMA, infatti, sta obbligando WhatsApp a diventare interoperabile con altre app, come accade già con le email. In pratica, si potrà scrivere a qualcuno su WhatsApp anche usando un'app diversa, senza che entrambi gli utenti debbano avere lo stesso servizio.
Ma i giganti non mollano facilmente
Il problema è che molte grandi aziende rispettano la lettera della legge, non lo spirito. Modificano le interfacce in modo che le alternative esistano, ma siano difficili da trovare o scomode da usare. Quando il dialogo non basta, la Commissione è intervenuta passando alle sanzioni: nel 2025, infatti, Apple è stata multata per 500 milioni di euro, Meta per 200 milioni.

E’ bene tenere presente, però, che il DMA è stato scritto prima che l'intelligenza artificiale diventasse quello che è oggi. Assistenti virtuali, chatbot, strumenti integrati nei sistemi operativi: tutto questo si muove in una zona grigia che la legge fatica a regolare. E questo comporta un rischio concreto che i grandi colossi incorporino i propri servizi di IA nei dispositivi aggirando le regole esistenti.
Altro punto debole è il cloud computing. cioè l'insieme di servizi che permettono ad aziende, istituzioni e startup di archiviare dati e far girare i propri sistemi su server remoti gestiti da grandi provider come Amazon o Microsoft, senza bisogno di infrastrutture proprie.
Il problema è che chi si affida a uno di questi fornitori fatica poi a cambiare: dati, software e sistemi sono costruiti attorno a quella piattaforma, e spostarsi costa troppo. Tuttavia, il DMA, per ora, non li classifica come gatekeeper. Risultato? Meno concorrenza, prezzi più alti, e chi dipende da loro resta di fatto vincolato.
La legge ha sicuramente retto al primo esame, le sanzioni sono arrivate e qualcosa, nel mercato digitale europeo, si è già mosso, ma applicare regole così complesse a società con risorse pressoché illimitate è tutt'altro che semplice. Le grandi piattaforme hanno dimostrato di saper stare dentro i confini della legge senza cambiare davvero nulla di sostanziale.
Adesso la Commissione ha deciso di intensificare i procedimenti formali, i controlli estesi al cloud e all'intelligenza artificiale e agire con sanzioni più rapide .
Certo, il banco di prova vero arriverà nei prossimi mesi, quando si capirà se l'Europa ha davvero gli strumenti per far rispettare le sue regole, o se i giganti digitali troveranno, come sempre, un modo per adattarsi senza cedere il proprio potere.
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