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Ospitava i rifiuti provenienti da Roma nell'ambito dell'accordo di programma tra Regioni, ora è stata sequestrata dalla Procura della Repubblica di Teramo. Sotto l'occhio del ciclone finisce la discarica Santa Lucia di Atri, l'attenzione è tutta concentrata sull'ampliamento del sito entrato in funzione nel 2015. Un ampliamento che sostiene la Procura, non sarebbe conforme al progetto autorizzato e, di conseguenza, con una quantità di rifiuti abbancati superiore alle volumetrie concesse. Le ipotesi di reato contestate ai dieci indagati, tra vertici del consorzio Piomba Fino e Atri Ambiente, sono violazioni al testo unico ambientale.

Secondo il pm, che contesta fatti dal 2015 al 2018, gli indagati, così si legge nel provvedimento e sul quotidiano Il Centro, «realizzavano la discarica in assenza della prescritta autorizzazione dell' Aia (l'autorizzazione integrata ambientale (ndr) del 6 febbraio 2009 rilasciata dalla Regione Abruzzo, la stessa risultava essere inosservata in quanto l'attuale invaso della discarica non era conforme al progetto approvato relativo alla citata autorizzazione». Secondo la Procura «l'invaso della discarica realizzato in difformità al progetto approvato (pertanto con una capacità superiore al citato progetto) necessitava del prescritto procedimento di riesame della predetta Aia al fine dell'esercizio della discarica in questione, procedimento che non veniva perfezionato». Il sequestro preventivo è stato eseguito lunedì mattina dai carabinieri del Noe, il nucleo operativo ecologico, del comando regionale guidato dal maggiore Antonio Spoletini. Ora gli enti proprietari e gestori del sito di Santa Lucia potranno decidere se presentare istanza di dissequestro.

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