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Va avanti l'inchiesta per il finanziamento del terrorismo in Italia e in provincia di Teramo. Cittadini di nazionalità italiana ed albanese sottoposti al processo di islamizzazione nella moschea di Tortoreto. C'è anche questo aspetto sotto la lente di ingrandimento della Direzione distrettuale antiterrorismo dell'Aquila che due giorni fa ha dato seguito ad un ventina di perquisizioni in Italia e in Abruzzo: a Tortoreto, Martinsicuro e ad Alba Adriatica nei riguardi di altrettanti cittadini di nazionalità tunisina sui quali pende la pesante accusa di finanziare all'estero il movimento militare Al-Nusra, gruppo armato jihadista salafita attivo dal 2012 nel contesto della guerra civile in Siria.
Le indagini dei carabinieri del Ros e del Gico delle Fiamme gialle dell'Aquila, durante l'attività del sostituto procuratore, David Mancini, hanno annotato diversi processi di conversione alla religione islamica di cittadini italiani e albanesi all'interno della moschea di Tortoreto. Le indagini, si legge in un articolo del Messaggero, hanno anche evidenziato come alcuni degli indagati di nazionalità tunisina fossero frequentatori della moschea di via Andrea Bafile ad Alba Adriatica, luogo di preghiera molto caro a Issam Shalabi, il cittadino di nazionalità egiziana di 22 anni, ex dipendente di una ditta per le pulizie, arrestato a Milano con l'accusa di essere un lupo solitario dell'Isis: di giorno svolgeva le pulizie, di notte pregava che la Legge di Allah copra tutta la terra.
Il gruppetto di tunisini finiti sotto inchiesta (commercianti di tappeti, macellai, titolari di ditte specializzate in piccoli lavori edili) sarebbero riusciti a inviare soldi in contanti incassati con il sistema delle collette (attraverso connazionali incaricati proprio di svolgere il porta a porta) e soprattutto con artifizi contabili delle loro attività commerciali, utilizzando il collaudato metodo Hawala, un sistema informale di trasferimento di valori basato sulle prestazioni e sull'onore di una vasta rete di mediatori sparsi nel mondo. Nel caso specifico il gruppetto di tunisini sarebbe riuscito in più tranche ad inviare denaro in Germania (Berlino) e Turchia, luogo di provenienza dei tappeti, venduti poi nei loro negozi ad ignari acquirenti italiani. Denari trasportati su auto o mezzi pubblici (le leggi europee permettono il trasferimento di denaro contante fino a 10 mila euro) e fatto arrivare al gruppo salafita.
La presenza in Abruzzo di oltre 20 moschee, (spalmate su tutte e 4 le province) fa della regione un punto geografico che ben sin presta a basi logistiche per azioni eversive, data anche la vicinanza con Roma e la presenza di tutte le etnie di religione islamica, (area balcanica, area magrebina, e asiatica) comprese come nel caso dell'ultima indagine della Distrettuale antiterrorismo quella tunisina, nazione quest'ultima che a livello internazionale è quella che fornisce il maggior numero di foreign fighters.

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