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BINARIO«Al prossimo treno…mi uccido». Aveva più o meno quarant’anni l’uomo che, sulla banchina della stazione di Pineto, parlava al telefonino questa mattina. Parlava piano, lentamente, col tono di chi intuisce la gravità di quello che sta dicendo, ma anche con la voce spenta di chi, ormai, non ha più nulla da perdere, se non quella vita che ha deciso di affidare ai binari della ferrovia Adriatica e al “prossimo treno” in transito a Pineto. Se oggi, quello di quel quarantenne - probabilmente marchigiano - non è il nome del decimo suicida in poco più di un mese nel Teramano, si deve ad un ragazzo, che in stazione ha ascoltato quella telefonata e, con grande prontezza di spirito, ha deciso di avvertire i Carabinieri. Pochi minuti dopo, due militari entravano in stazione, diretti verso quell’uomo che aspettava il suo ultimo treno. Non c’è stato neanche bisogno di parlare, quando li ha visti, ha avuto una crisi di pianto, uno sfogo accompagnato dalla vicinanza umana dei due carabinieri, che l’hanno portato altrove. A parlare. A sfogarsi. A trovare una soluzione possibile per quell’angoscia infinita, che l’aveva portato fin sulla banchina della stazione. E anche a telefonare, per tranquillizzare quella stessa persona alla quale pochi minuti prima aveva annunciato la sua tragica decisione. Sua madre.

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