Il neo direttore dell’Agenzia regionale di protezione civile, Maurizio Scelli, nominato appena due mesi fa, inaugura il suo mandato con un atto che definire controverso è poco: la chiusura del polo logistico di Notaresco, presidio strategico in caso di emergenze. La comunicazione ufficiale, asciutta e burocratica, parla di “razionalizzazione delle risorse umane” e “spese di gestione”. Tradotto: via i dispositivi di rilevazione delle presenze e chiusura delle attività. Rimangono operative solo le sedi dell’Aquila e di Pescara. Peccato che i dipendenti coinvolti siano appena due, che il presunto risparmio sia pari a zero (visto che i contratti sono attivi per altri tre anni) e che la decisione sembri più ideologica che pratica. Silenzio da parte del sindaco di Notaresco, né di altri: nessuna protesta, nessuna presa di posizione. Ma il nodo vero non è la gestione di due dipendenti, bensì la funzione stessa del polo logistico. In tempi “tranquilli” può sembrare un lusso inutile, ma quando la terra trema, quando gli incendi dilagano o le alluvioni devastano, la rapidità di intervento è tutto. E Notaresco, per la sua collocazione, garantiva esattamente questo: accorciare i tempi, portare mezzi e uomini sul campo senza dover attendere rinforzi dall’Aquila o da Pescara. Un paradosso: la legge istitutiva dell’Agenzia prevede i poli logistici, anche solo come facoltà. Ma qui si decide di disarmare un presidio che, per il territorio teramano e non solo, poteva fare la differenza. Stessa sorte dovrebbe toccare alla sede di Avezzano. Il bilancio? Minimo risparmio, un servizio in meno e un messaggio chiaro: la logica del taglio lineare vince ancora e...come sempre, ci si accorgerà dell’errore solo quando l’emergenza busserà alla porta.