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PHOTO-2026-01-03-17-45-44.jpgE' stato Mattia Gatti il primo tedoforo che ha aperto, oggi pomeriggio il passaggio della Fiamma Olimpica a Teramo. E' toccato a lui inaugurare il transito cittadino e, subito dopo, consegnare la torcia al padre, in un gesto carico di significato che unisce memoria e futuro. La tappa teramana del viaggio verso le Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026. Mattia Gatti, 17 anni, originario di Ancarano, convive con una malattia rara e una neurodiversità. Ha corso con la fiamma affiancato dal suo maestro di taekwondo, Michele Maloni, in un passaggio che è andato oltre lo sport per diventare racconto di resilienza, educazione e fiducia nel futuro. La sua storia inizia in salita: le prime settimane di vita trascorse in terapia intensiva, la fisioterapia avviata quando aveva appena quindici giorni, un percorso segnato da cure continue e dal confronto costante con medici e specialisti. Un cammino complesso, fatto di difficoltà e attese, ma anche di determinazione quotidiana e di una rete familiare che non ha mai smesso di credere nelle possibilità. L’incontro con il taekwondo arriva a 13 anni, su indicazione medica. In palestra Mattia conosce Michele Maloni, che diventa presto molto più di un istruttore: un riferimento educativo e umano, capace di leggere oltre i limiti e di costruire fiducia. Da quel momento i progressi sono evidenti: miglioramenti neurologici e fisici, maggiore autonomia, crescita dell’autostima e delle capacità relazionali. Lo sport si trasforma così in uno strumento concreto di inclusione. A dare voce a questo percorso è stata la madre Claudia Iaconi, con parole lucide e commoventi. Racconta di un sogno coltivato nel tempo, di un viaggio seguito giorno dopo giorno attraverso le storie di campioni e persone comuni, di valori come unione e pace. Ricorda immagini che restano impresse: una novantenne che corre con la fiamma, un padre che spinge la figlia in sedia a rotelle, famiglie diverse unite dallo stesso cammino. E lancia un messaggio chiaro: non si tratta di essere “bravi”, ma di dimostrare che la speranza è possibile per tutti.