×

Avviso

Non ci sono cétégorie

Screenshot_2026-01-08_alle_10.42.40.png«Sto vivendo questa situazione in modo profondamente disagevole». A parlare è Rosaria Persia, docente di italiano e latino, che in questi giorni sta seguendo da vicino la protesta degli studenti nei Musp della Cona. La sua preoccupazione principale riguarda le classi quinte. «Ho una quinta e il mio dovere è prepararla alla maturità, che quest’anno sarà più difficile e sicuramente inconsueta. I ragazzi dovrebbero essere messi nelle condizioni di affrontarla in modo decoroso, ma purtroppo non riesco a svolgere il mio mestiere, quello per cui il ministero mi paga». Ma, spiega l’insegnante, il problema va oltre l’aspetto strettamente didattico. «C’è una questione etica ancora più importante: il nostro dovere è crescere gli alunni. Il termine “alunno” deriva dal verbo alo, che significa nutrire, dare nutrimento. I ragazzi sono esseri pensanti, decidono, giudicano, sono i nostri più grandi critici. Vedono chiaramente ciò che sta accadendo e percepiscono che i loro diritti non sono uguali a quelli degli altri». Secondo la docente, il nodo centrale è la mancanza di ascolto. «C’è chi li considera esseri non pensanti. È possibile, sì, è probabile. Ma il punto è che non si indaga abbastanza e non si instaura con loro un dialogo proficuo. Se protestano, una ragione ce l’avranno. Vanno ascoltati. Guidati dagli adulti, certo, ma qui parliamo anche di ragazzi di 18 o 19 anni che votano, esercitano un diritto fondamentale: questo significa che hanno la maturità per farlo». Alla domanda se appoggi la protesta, la risposta è netta: «Io dico che bisogna aprire un dialogo con gli allievi e non chiudersi. So che nel pomeriggio il presidente della Provincia li ascolterà: vediamo se si potrà arrivare a una soluzione il più possibile indolore. Perché è chiaro che dobbiamo tornare a fare scuola». Resta però una forte disparità tra studenti. «Oggi a fare lezione sono entrati soprattutto i ragazzi del biennio. Loro, l’anno prossimo, potranno rientrare nella sede secondo una logica di turnazione più equilibrata. Le classi quinte, invece, questa possibilità non l’avranno: il loro percorso finirà qui. E temo, purtroppo, nel peggiore e nel più triste dei modi». Parole che restituiscono il clima di incertezza e frustrazione vissuto non solo dagli studenti, ma anche dai docenti, chiamati a garantire istruzione e crescita in condizioni che loro stessi definiscono ormai insostenibili.