×

Avviso

Non ci sono cétégorie

GIANNIDIGIACOMANTONIO

 

FasertoIn Italia, oramai, si parla più di lunghe liste di attesa che della nazionale di calcio. Ne parlano tutti. In molti, hanno anche delle soluzioni. Una problematica sentita ed evidente. La tuttologia la fa da padrona. Le istituzioni si affannano ad annunciare soluzioni fantasmagoriche, ma la problematica resta e i cittadini la percepiscono sempre di più. Cosa sta accadendo al nostro benemerito Servizio sanitario nazionale ? Mancano i soldi, i medici, gli infermieri, le attrezzature o le capacità organizzative e manageriali? 

In questi ultimi anni, di strategie della materia ne abbiamo udite a iosa. Emittenti televisive nazionali, quotidiani, siti web, riviste scientifiche, partiti, organismi sociali di rappresentanza, semplici cittadini. Critica collettiva unanime e soluzioni improvvisate. Toppe talvolta peggiori del buco. Ma come stanno veramente le cose? 

E’ uscito ieri il libro SSN e liste di attesa, riflessioni di politica ed economia sanitaria, pubblicato dalla casa editrice Kimerik e scritto da Gianni Di Giacomantonio, teramano di Porta Romanae studioso multitasking che si è mosso, durante il percorso professionale, tra la docenza accademica, la magistratura onoraria minorile, l’analisi intelligence, il management sanitario privato e poi la dirigenza nell’ASL della sua amata città. Il libro appena edito, la quarta monografia di Gianni Di Giacomantonio, è un approfondimento acuto, complesso, seppure di scorrevole lettura. Per far comprendere, una volta per tutte, che a piccole soluzioni corrispondono piccoli miglioramenti e che il cambiamento richiederà decisioni importanti, incremento della spesa pubblica e almeno un lustro di incubazione. La prefazione del testo è di Paolo Gatti, Presidente della V Commissione Sanità della Regione Abruzzo. 

La pubblicazione si dipana in quasi duecento pagine di considerazioni economiche e di politica sanitaria, dati su dati, analisi comparative, lucide ed asettiche fotografie di un sistema che arranca e che deve, necessariamente, approdare a una complessiva riforma del proprio assetto. Un radicale mutamentostrutturale, normativo, salariale, organizzativo, gestionale, culturale. Insomma, senza revisionare la sua architettura, il SSN potrà offrire solo risposte parziali. Una problematica che affonda le proprie radici nelle scelte compiute negli ultimi tre decenni. 

Quali sono le riforme auspicate dall’autore? La prima in assoluta è il maggior dimensionamento della spesa destinata al SSN. Il 6,2 % nel rapporto spesa sanitaria / PIL è poca roba rispetto al 10 e oltre percento della Germania e della Francia.  Poi, l’immediato superamento del numero chiuso nell’accesso alle Facoltà di Medicina (mancano circa 20.000 medici specialisti), l’esponenziale incremento delle borse di specializzazione, il superamento della responsabilità penale per colpa grave del medico che commette errori, la regolamentazione compiuta dell’appropriatezza prescrittiva, la revisione dei modelli di compartecipazione alla spesa. Due considerazioni ci hanno colpito. Nella prima, l’autore – ritenendo singolare che un medico possa essere penalmente perseguito per un errore – afferma che la medicina è una scienza fondata sull’errore e sull’equilibrio probabilistico (la definizione è di uno dei padri fondatori della medicina, William Osler). L’errore la chiave di volta per la definizione dei percorsi diagnostici e terapeutici funzionali. Come in epoca Covid. Nella prima fase, il divieto assoluto di assumere antinfiammatori poi, dopo migliaia di morti su scala globale, ibuprofene a palla. Una considerazione che gli scienziati condividono appieno, mentre la cultura collettiva fa fatica asomatizzarla. La seconda fa comprendere quanto sia dannosa la medicina difensiva, per la quale spesso vengono eseguiteprestazioni inutili e, in taluni casi, potenzialmente dannosi per la salute della persona. Esami strumentali che, da una parte mettono il medico al riparo dalla pubblica ingiuria, dal procedimento penale, dal risarcimento civile, dal declassamento professionale, mentre dall’altra producono elevati costi sociali, economici e individuali. 

Per ultimo, ma non da ultimo, l’autore documenta il fatto che il Fondo sanitario nazionale alimenta circa 1.000 ospedali o presidi di ricovero, dei quali la metà è gestita da aziende private. Come dire, il SSN è normativamente ed economicamente pubblico, ma di fatto esso è, da decenni, un impianto a gestione mista pubblico-privato. 

Una domanda ci viene spontanea? La politica, quella che ostenta la difesa ad oltranza del carattere pubblico della sanità, ne era e ne è consapevole? Riconosce, come documentato nel libro di Gianni Di Giacomantonio, che nella classifica dei migliori ospedali italiani e mondiali, nelle prime posizioni, figurano molti ospedali privati? 

Insomma, il libro è un pugno nello stomaco della retorica di superficie, quella che cerca un capro espiatorio o soluzioni sommarie, ma che non intende affrontare un sistematico e profondo processo di riforma.  

Un’ampia ed argomentata dissertazione della quale, nei prossimi mesi, e ne siamo sicuri, si discuterà su larga scala. Buona lettura.