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Per anni, in un’abitazione del Teramano, una madre e i suoi due figli — uno dei quali con problemi dalla nascita — avrebbero vissuto completamente isolati dal mondo, costretti a una quotidianità fatta di privazioni e soprusi. Un inferno rimasto invisibile all’esterno: mentre la vita intorno scorreva normalmente, nessuno avrebbe colto cosa accadeva dietro quella porta. Come racconta il Messaggero, secondo quanto emerso nel processo, il padre li avrebbe segregati imponendo regole ossessive: la rinuncia alla scuola, l’assenza totale di rapporti sociali, l’obbligo di alimentarsi con pane e acqua e persino quello di alzarsi di notte per pregare. In casa sarebbero state imposte anche condizioni degradanti: i familiari sarebbero stati costretti a fare i bisogni in buste perché il bagno, a detta dell’accusa, veniva occupato dall’uomo per docce continue. La svolta è arrivata quando il 65enne — un teramano — ha compiuto un gesto autolesionistico: a quel punto familiari e sanitari hanno chiesto l’intervento delle forze dell’ordine. Nelle prime fasi la donna è riuscita a raccontare solo parte dei maltrattamenti, ma in seguito ha sporto una seconda querela rivelando anche gli aspetti più gravi: violenze sessuali sulla moglie e tentativi anche nei confronti della figlia, che l’uomo avrebbe giustificato con frasi deliranti («perché gliel’avevano detto i demoni»). Ieri è arrivata la sentenza: condanna a 9 anni di reclusione, con applicazione della libertà vigilata e percorso di cura presso il Dipartimento di Salute mentale della Asl.