

La Corte d’Assise dell’Aquila ha condannato il palestinese Anan Yaeesh a 5 anni e 6 mesi di reclusione nel processo di primo grado per associazione con finalità di terrorismo. Il verdetto è stato letto dal presidente del collegio, Giuseppe Romano Gargarella, al termine di una camera di consiglio durata circa sei ore. Assolti gli altri due imputati, Ali Irar e Mansour Doghmosh, “perché il fatto non sussiste”.
Yaeesh, detenuto nel carcere di Melfi, ha seguito la lettura del dispositivo in collegamento video; Irar e Doghmosh erano presenti in aula. La decisione ridimensiona la richiesta della Procura dell’Aquila che aveva sollecitato condanne più pesanti: fino a 12 anni per Yaeesh, 9 anni per Irar e 7 anni per Doghmosh. Le difese avevano invece chiesto l’assoluzione contestando l’impianto accusatorio.
Alla lettura della sentenza si sono registrate forti reazioni in aula da parte di manifestanti pro Palestina, proseguite anche all’esterno del tribunale.
L’inchiesta nasce da una richiesta di arresto provvisorio a fini estradizionali presentata da Israele il 24 gennaio 2024 nei confronti di Yaeesh, fermato e detenuto da allora in Italia. La domanda di estradizione è stata però respinta il 12 marzo 2024, con riferimento al rischio di “trattamenti crudeli, disumani o degradanti” e di “gravi violazioni dei diritti umani” nel Paese richiedente. Dopo il diniego, la Procura dell’Aquila ha avviato un procedimento autonomo in Italia, estendendo le indagini anche agli altri due imputati.
Durante il dibattimento la difesa ha evidenziato criticità nella qualificazione giuridica dei fatti contestati, sostenendo che si trattasse di condotte collocabili in un contesto di conflitto armato più che riconducibili al terrorismo internazionale. I legali di Yaeesh hanno inoltre sostenuto che non sarebbero emersi elementi diretti relativi ad azioni violente contro civili. Per Irar e Doghmosh, invece, la contestazione si fondava in larga parte su conversazioni e chat in lingua araba, la cui traduzione e interpretazione sono state messe duramente in discussione.
Con la condanna a Yaeesh e l’assoluzione piena degli altri due imputati si chiude così il processo di primo grado. La difesa dell’unico condannato ha già annunciato il ricorso in appello.

