
Tre anni e sette mesi di reclusione, revoca della patente, condanna al risarcimento del danno in favore dei familiari della vittima e trasmissione degli atti alla Procura per l’ipotesi di falsa testimonianza. È la sentenza emessa questo pomeriggio nei confronti di Valeriano Angelozzi, 74 anni, ritenuto responsabile della morte di Giuseppe Marini, per tutti Peppe (foto sopra), orafo in pensione di 76 anni, deceduto due mesi dopo essere stato urtato da un furgone mentre era in bicicletta lungo via Salara, nel tratto urbano della statale 150, a pochi metri dal cimitero. Marini si era recato sulla tomba del figlio, morto in un incidente stradale. Secondo quanto ricostruito in aula, l’imputato, alla guida del furgone, avrebbe sorpassato la bicicletta senza mantenere un’adeguata distanza laterale, colpendo il pensionato con lo specchietto retrovisore destro e facendolo cadere a terra. Dopo l’urto, sempre secondo l’accusa, il conducente non si sarebbe fermato a prestare soccorso, allontanandosi dal luogo dell’incidente. Il dramma risale al luglio 2023. Nella caduta Marini riportò un grave trauma cranico, fratture e lesioni interne. Venne operato e ricoverato a lungo in Rianimazione, poi trasferito in un centro di riabilitazione, dove è morto per le complicazioni sopraggiunte. L’uomo alla guida del mezzo venne rintracciato alcune ore dopo dai carabinieri, anche grazie alle immagini dei sistemi di videosorveglianza. Fin dall’inizio Angelozzi ha sostenuto di non essere stato lui a guidare quel giorno, affermando di aver prestato il furgone a un amico che sarebbe poi deceduto per infarto. Una tesi però contestata dalla Procura, che ha ritenuto inattendibile la ricostruzione dell’imputato. Stando a quanto emerso anche nelle precedenti udienze, Angelozzi ha continuato a ribadire la propria innocenza indicando un’altra persona come reale conducente, ma la pm Monica Speca ha definito la versione priva di fondamento, chiedendo la trasmissione degli atti per le valutazioni di competenza. I familiari della vittima – moglie e figlia – assistiti dall’avvocato Tommaso Navarra, si sono costituiti parte civile. Giuseppe Marini era molto conosciuto in città: per anni era stato titolare di un’oreficeria e seguiva con passione la squadra di basket di Roseto. «Un fatto gravissimo, che trova finalmente una giusta risposta - è il commento dell’avvocato Tommaso Navarra (foto sotto) - all’esito anche di quanto, con scrupolo, in questi anni è stato ampiamente istruito e provato in termini di piena responsabilità»

