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Un rifugio semidistrutto ancora prima di essere vandalizzato. Impianti ormai da buttare. È l’immagine amara – e per certi versi incredibile – che arriva da Prato Selva, dove oggi è stata formalmente riconsegnata la struttura alla GST e alla Provincia di Teramo. Ma più che una riconsegna, in realtà, è sembrata una constatazione: di quello che era il cuore storico della località montana resta ben poco. Una situazione definita senza mezzi termini “pietosa”, con una struttura che appare completamente da rifare, da riportare praticamente a nuova vita. Un intervento che non potrà essere un semplice restyling: servirà una rifondazione totale, sia sul fronte edilizio sia su quello impiantistico.

IL RILANCIO CON I FONDI POST SISMA: 3 MILIONI PER UN NUOVO PROGETTO

La prospettiva, però, è quella della ripartenza. Per rimettere in piedi l’area e restituire dignità a Prato Selva si punta sui tre milioni di euro dei fondi post sisma, risorse in fase di rilascio alla GST e destinate a finanziare un intervento strutturale.

L’obiettivo è mettere in cantiere un progetto importante, capace non solo di rinnovare l’edificio ma di trasformare la struttura in un punto di riferimento moderno per il turismo montano e per la fruizione del comprensorio.

LA STRUTTURA RINNOVATA AL COMUNE DI FANO ADRIANO

Un passaggio chiave riguarda la gestione futura: una volta ristrutturata, la nuova struttura sarà affidata al Comune di Fano Adriano, come richiesto formalmente dall’amministrazione comunale.

A sottolinearlo è stata anche la presenza sul posto del sindaco Luigi Servi, che ha partecipato alla riconsegna e che da tempo chiede un ruolo diretto del Comune nella rinascita di Prato Selva.

Un momento dal forte valore simbolico: perché Prato Selva, per tanti teramani e abruzzesi, non è soltanto una località sciistica, ma un luogo della memoria collettiva. “La Prato Selva che ricordavamo da giovani”, dicono in molti. E vedere oggi quel che resta – un rifugio praticamente svuotato e danneggiato – lascia un senso di perdita.

ASSENTE L’EX CUSTODE. POSSIBILE AZIONE PER DANNI: SI VALUTA LA VIA DEL TRIBUNALE

Sul caso, però, non si chiude qui. Alla riconsegna non era presente l’ex custode, che in precedenza aveva restituito l’immobile alla GST.

Ed è proprio su questo punto che si apre ora un capitolo delicato: GST, Provincia e Comune stanno valutando la possibilità di chiedere i danni all’ex custode, ritenendo che la struttura non sia stata custodita come avrebbe dovuto, trattandosi di beni pubblici.

Una valutazione che potrebbe portare a conseguenze pesanti, perché – se si procederà – la vicenda potrebbe finire in tribunale, con un’azione legale finalizzata ad accertare responsabilità e quantificare eventuali danni patrimoniali.

TRA DEGRADO E RINASCITA: ORA SERVONO SCELTE RAPIDE

Il quadro è chiaro: Prato Selva oggi è un simbolo del degrado, ma può diventare anche il simbolo di una ripartenza concreta, se la macchina amministrativa saprà accelerare su progettazione e cantieri.

I fondi post sisma rappresentano una chance decisiva. La sfida sarà trasformare quello che adesso appare come un rudere – “quel poco rimasto” – in una struttura capace di riportare persone, attività e futuro tra i monti.

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