C’è una fotografia che circola, discreta ma ostinata, nei telefoni e nei commenti della politica teramana. Non ha la solennità delle immagini ufficiali né la rigidità delle conferenze stampa. È una foto semplice: un tavolo, qualche sorriso, piatti ancora caldi, bicchieri a metà. Eppure, dentro quello scatto, sembra essersi depositato qualcosa che va oltre la cronaca di una cena tra amici. Qualcosa che assomiglia, per molti, a un ritorno. Per altri, a un inizio. È la reunion della giunta Chiodi. Ma chiamarla solo reunion sarebbe riduttivo. Perché quella tavola non racconta soltanto un passato che si ritrova: racconta una memoria che si interroga, una stagione politica che torna a parlarsi guardandosi negli occhi, con addosso il peso degli errori e la consapevolezza delle occasioni mancate. E forse anche con una nuova fame di futuro. Tra un arrosticino e una bruschetta, senza palchi né microfoni, si è rimesso in moto un lessico antico: quello della passione politica. Una parola che negli ultimi anni è sembrata fuori moda, consumata, talvolta persino imbarazzante. E invece eccola lì, sottotraccia, nei gesti misurati, nelle battute, negli sguardi che riconoscono una storia comune. «Quella foto è un lampo di speranza», ha detto il consigliere Rabbuffo. Un lampo, appunto: breve, improvviso, ma capace di illuminare per un istante un orizzonte che molti davano per appannato. Perché se è vero che il centrodestra teramano non ha mai smesso di esistere, è altrettanto vero che da tempo sembrava aver smarrito un centro emotivo, prima ancora che politico. E non è casuale che a capotavola, non solo simbolicamente, ci fosse Gianni Chiodi, ex Sindaco ed ex Governatore, e che in quella cena qualcuno abbia parlato di progetti. La forza simbolica di quell’immagine sta tutta nella sua imperfezione. Non c’è posa, non c’è costruzione scenica. C’è una tavolata vera, con le mani che si allungano verso il pane, con le giacche appoggiate alle sedie, con i telefoni dimenticati sul tavolo. Ed è proprio questa normalità a restituire spessore all’evento. Perché la politica, quando torna a essere anche relazione umana, smette di essere solo geometria di alleanze e ricomincia a somigliare a una comunità. Certo, il passato pesa. E pesa soprattutto quando si decide di rileggerlo senza indulgenza. In quella cena, raccontano, si è parlato anche di errori. Di scelte che non hanno funzionato. Di porte chiuse troppo in fretta. Di linguaggi diventati autoreferenziali. Ma il tono non era quello dell’autoflagellazione. Piuttosto, quello di chi sa che senza fare i conti con ciò che è stato, non si può immaginare ciò che sarà. È qui che la nostalgia cambia segno. Non diventa rifugio, ma trampolino. Non rimpianto, ma materia prima. Perché la nostalgia, quando è sana, non chiede di tornare indietro: chiede di portare avanti ciò che valeva. E allora, in mezzo al fumo degli arrosticini e al profumo dell’olio sulle bruschette, qualche idea ha cominciato a prendere forma. Ancora informale, ancora fragile, ma viva. Un’idea di centrodestra meno ripiegato su se stesso e più capace di parlare alla società reale. Un’idea di politica che torni a intrecciare programmi e vita vissuta, visione e concretezza, identità e apertura. Non solo una bella serata. Ma in politica anche i simboli contano. E quella foto, oggi, è già diventata un simbolo. Anche, in qualche modo, nel Centrosinistra, dove la "reunion" della Giunta Chiodi ha destato curiosità, ma anche una qualche iniziale agitazione, visto che si comincia a profilare l'orizzonte elettorale e, tra i gianguidici, per ora non c'è alcuna unità sul candidato Sindaco, anzi: sono molti gli aspiranti.

