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LINGUAGGIOL’italiano resta la lingua di riferimento per la maggioranza degli abruzzesi, ma il dialetto continua a mantenere uno spazio significativo nella vita quotidiana. È quanto emerge dal report Istat “L’uso della lingua italiana, dei dialetti e delle lingue straniere”, relativo al 2024, che fotografa le abitudini linguistiche della popolazione regionale.

In Abruzzo il 10,1% dei cittadini parla solo o prevalentemente dialetto in famiglia, mentre l’85% utilizza esclusivamente o in modo prevalente l’italiano quando si relaziona con gli estranei. La percentuale di chi usa soltanto l’italiano scende al 53,1% nei rapporti con gli amici e al 47,2% all’interno delle mura domestiche. L’uso esclusivo o prevalente del dialetto riguarda invece l’8,3% delle conversazioni con gli amici e il 2,5% di quelle con persone estranee.

Dal confronto territoriale emerge che l’impiego del dialetto in Abruzzo è superiore alla media nazionale, ma inferiore rispetto a molte regioni del Sud. Nel Mezzogiorno, infatti, con l’eccezione proprio di Abruzzo e Sardegna, oltre la metà della popolazione dai 6 anni in su utilizza il dialetto in famiglia, in modo esclusivo o alternato all’italiano.

Per quanto riguarda la lingua madre, il 91% degli abruzzesi dichiara di avere come prima lingua l’italiano, mentre per l’8,8% si tratta di un’altra lingua.

Ampia anche la diffusione delle lingue straniere: il 68% della popolazione regionale afferma di conoscerne almeno una. Tuttavia, i livelli di competenza risultano mediamente bassi. Il 35,8% dichiara una conoscenza sufficiente, il 23,2% scarsa e solo il 13,5% ottima.

L’inglese si conferma la lingua straniera più conosciuta in Abruzzo: il 55,5% della popolazione la parla, ma appena l’8% ad un livello ottimo, mentre il 37,8% si colloca su un livello sufficiente. Segue il francese, conosciuto dal 34,8% degli abruzzesi, quasi la metà dei quali (47,5%) con competenze scarse. Più limitata la diffusione dello spagnolo (13%) e del tedesco (4,3%).

Il quadro nazionale evidenzia un trend di lungo periodo: in quasi quarant’anni l’uso esclusivo o prevalente del dialetto in famiglia è diminuito di oltre due terzi, passando dal 32% del 1988 al 9,6% del 2024. Parallelamente cresce l’uso generalizzato dell’italiano: nel 2024 il 48,4% degli italiani parla solo o prevalentemente italiano in tutti i contesti, contro il 40,6% del 2015.

In aumento anche la conoscenza delle lingue straniere, che riguarda il 69,5% della popolazione, con un incremento di 9,4 punti percentuali rispetto a nove anni fa. Resta però il nodo delle competenze: oltre la metà degli italiani (56,2%) dichiara un livello al massimo sufficiente nella lingua straniera che conosce meglio.

Dati che confermano una progressiva centralità dell’italiano e un lento ridimensionamento dei dialetti, ma anche la necessità di rafforzare l’insegnamento e l’apprendimento delle lingue straniere, soprattutto sul piano della qualità delle competenze.