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Screenshot_2026-01-30_alle_05.59.03.pngUn errore in sala operatoria, una catena di interventi correttivi e, alla fine, una conseguenza irreversibile: l’impossibilità di avere figli. È su questa vicenda che la Corte d’Appello dell’Aquila è intervenuta riconoscendo un risarcimento di entità molto superiore rispetto a quello stabilito in primo grado a favore di una legale residente nella Marsica e del marito. I magistrati hanno confermato che la responsabilità dell’accaduto è da attribuire al personale sanitario che ebbe in cura la donna, ma hanno ritenuto insufficiente la somma inizialmente liquidata dal Tribunale di Avezzano, portando l’importo a carico dell’Asl a 644.150 euro per il danno non patrimoniale. Considerando interessi e rivalutazione, la cifra supera complessivamente gli 800mila euro. La decisione riguarda anche il marito della paziente, al quale è stato riconosciuto un risarcimento autonomo pari a 80.421 euro, in quanto parte lesa dall’evento che ha impedito alla coppia di realizzare un progetto di genitorialità. I fatti risalgono a dicembre 2015, quando la donna si sottopose a un intervento chirurgico nel corso del quale sarebbe stata provocata una lesione all’uretere destro. La complicanza, secondo quanto emerso dalle consulenze tecniche, venne individuata con ritardo e affrontata solo parzialmente attraverso una serie di ulteriori operazioni, senza tuttavia riuscire a evitare l’esito definitivo. Alla paziente è stata successivamente diagnosticata una sterilità permanente e attribuita un’invalidità del 50 per cento.