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Da oltre sessanta giorni, nel nostro bel paese di Basciano, situato nella provincia di Teramo, un’ombra di silenzio avvolge le abitazioni e le attività locali. Più di dieci utenze telefoniche, ma qualcuno dice che ne sono di più , sono prigioniere di un misterioso guasto, sono rimaste mute, lasciando i cittadini in balia di una comunicazione interrotta e di una frustrazione crescente. In un’epoca in cui l’intelligenza artificiale e il machine learning promettono di ottimizzare le reti e personalizzare i servizi, questa situazione rappresenta un’anomalia difficile da giustificare.
Il nostro piccolo centro, noto per la sua bellezza ,per la sagra del Prosciutto e la sua comunità affiatata, si trova ora a fronteggiare una realtà kafkiana. Le storie di chi vive in questo angolo di paradiso si intrecciano in un racconto di attesa e impotenza. Famiglie che si ritrovano a dover affrontare un’inefficienza che, in un mondo sempre più connesso, sembra quasi surreale. Le conversazioni si interrompono, i messaggi non arrivano, e il semplice gesto di alzare il telefono diventa un atto di nostalgia per un’epoca in cui la comunicazione era immediata e senza ostacoli.
Tra le utenze colpite, spicca quella della farmacia del paese, un punto di riferimento fondamentale per la salute e il benessere della comunità. La mancanza di linea telefonica ha avuto conseguenze tangibili: le emergenze sanitarie non possono essere comunicate, i farmaci non possono essere ordinati, e i cittadini si trovano a dover affrontare situazioni delicate senza il supporto necessario. È facile immaginare l’ansia che pervade le famiglie, specialmente quelle situazioni dove ci sono solo anziani, alcuni molto malati, che non utilizzano il cellulare costretti a cercare alternative in un contesto già di per sé complesso.
Le voci dei residenti si alzano in un coro di indignazione e impotenza. La frustrazione è palpabile, e la domanda che sorge spontanea è: come è possibile che in un mondo così avanzato ci sia ancora spazio per tali inefficienze?
Le storie di Basciano si intrecciano, creando un tessuto di esperienze condivise. C’è chi ha tentato di contattare il servizio clienti più volte, chi ha scritto lettere . Ma il silenzio rimane, e con esso la sensazione di essere intrappolati in una situazione senza via d’uscita.
In questo contesto, il guasto telefonico diventa un simbolo di una realtà più ampia, una riflessione sulle disuguaglianze che persistono anche in un’era di innovazione. Mentre le grandi città si avvalgono di tecnologie all’avanguardia, piccoli centri come Basciano si trovano a dover affrontare sfide che sembrano appartenere a un’altra epoca.
La speranza è che questa situazione possa risolversi al più presto, restituendo ai cittadini il diritto di comunicare e di sentirsi parte di un mondo che avanza. Fino ad allora, il silenzio di Basciano rimarrà un monito, un richiamo a non dimenticare le voci di chi vive lontano dai riflettori e dalle promesse della modernità. In un’epoca di connessione globale, non possiamo permettere che ci siano ancora angoli di isolamento. Di chi sarà la responsabilità? Del gestore TIM o ci sono altri motivi che alimentano questo silenzio? Daniele Martegiani