«Quando sono entrati, non c’era nessuno». Il silenzio che ha accolto i primi soccorritori era compatto, quasi polveroso, sospeso nei corridoi di un edificio che, almeno sulla carta, avrebbe dovuto essere impenetrabile. Tutte le porte riconducibili al Convitto risultavano chiuse dall’interno, bloccate da catenacci antichi, rinforzati con catene e lucchetti. Nessun segno di scasso. Nessuna serratura danneggiata. Nessuna traccia di effrazione. È questo lo scenario emerso dal sopralluogo notturno effettuato da polizia e Vigili del Fuoco, seguito dalla verifica diretta della dirigente scolastica Daniela Baldassarre. «Sono entrati per primi loro, dal portone di piazza Dante. Poco dopo ho controllato anch’io: stessi lucchetti, stesse catene, stesso vuoto», racconta. Eppure, poche ore prima, qualcosa aveva incrinato quella quiete apparente. Erano circa le 21.40 quando la dirigente, insieme al marito, si è recata in vico del Pero, sul lato posteriore del complesso. Dal cancello carrabile, attraverso la grata, la scena appariva ben diversa. «Ho visto due persone muoversi nello spazio esterno a passo normale, come se conoscessero bene quel luogo. Nessuna fretta, nessuna esitazione. E al piano terra due stanze illuminate, luci accese nel buio della sera». Un’immagine durata pochi istanti, ma sufficiente a far scattare l’allarme. La chiamata al 112 è partita subito. La pattuglia è arrivata in pochi minuti. Poi l’intervento dei Vigili del Fuoco, necessario perché l’edificio è sottoposto a sequestro. Quando però è stato possibile accedere all’interno, di quelle presenze non c’era più traccia. «Nessuna porta forzata, nessun lucchetto manomesso, nessuna finestra danneggiata», ribadisce Baldassarre. «Parliamo di portoni molto grandi, con catenacci di ferro di una portata enorme. Noi li abbiamo ulteriormente rinforzati con catene e lucchetti, e tutti erano integri». Neppure all’interno emergono elementi che facciano pensare a intrusioni recenti o a bivacchi. 
«Nella parte inferiore ci sono ancora le vecchie camerate e alcuni materassi usati che non siamo riusciti a smaltire, appoggiati alle pareti, oltre a coperte e lenzuola usurate riposte negli armadi del guardaroba. Ma è tutto in ordine, nulla sparso, nessun segno di utilizzo recente». Un dettaglio riguarda alcune finestre trovate aperte. «Sono infissi datati, deteriorati. Con il vento e le intemperie possono essersi spalancati», spiega la dirigente, che precisa di non aver ancora potuto ispezionare l’intero complesso. «Questa mattina chiederò come sempre autorizzazione alla Procura per rientrare insieme a Vigili del Fuoco e carabinieri e controllare stanza per stanza. Il palazzo è molto grande e ha tanti ingressi, ma quelli di pertinenza del Convitto erano tutti chiusi». Resta poi il nodo delle luci accese. Secondo Baldassarre, prima del sequestro nelle scuole sono stati installati nuovi impianti a risparmio energetico con sensori di movimento. «È possibile che si attivino non solo al passaggio delle persone, ma anche con animali notturni. Dentro la struttura entrano piccioni, e tempo fa mi è passato sopra la testa persino un pipistrello». Un’ipotesi tecnica che dovrà essere verificata insieme alla Provincia e ai responsabili degli impianti. Ma, al netto delle spiegazioni possibili, il quadro resta insolito: un edificio sigillato, luci che si accendono, persone intraviste all’interno, e poi il nulla. Nessuna effrazione. Nessuna traccia. Una di quelle storie che non fanno rumore. Ma che continuano a farsi sentire, nel silenzio di una città come Teramo sempre senza rumori e ripiegata su sè stessa..da troppi anni oramai.

