È una staffetta, è estiva ed invernale, ma non è disciplina olimpica, quella che si “gioca” in Abruzzo, nella Valle Roveto e che, unica al mondo, vede quale testimone un essere umano. Anzi: per la precisione, una barella con un essere umano. Una staffetta senza medaglie, né podi, ma con un tempo da battere, che quasi sempre è un tempo che può valere una vita. La “pista” dell’atipica competizione è l’asfalto della superstrada del Liri, teatro tante, troppe volte l’anno di una “gara” che non ha nulla di sportivo: un’ambulanza arriva in corsa, si ferma in un’area di servizio, poi ne arriva un’altra, le portiere si aprono, le barelle si avvicinano, i volti si incrociano per pochi istanti e il “paziente” viene trasbordato. Il motivo è semplice e crudele nella sua essenzialità: sull’ambulanza della Valle Roveto non c’è un medico. E senza quelle figure alcune manovre salvavita non possono essere eseguite. Così, quando il quadro clinico è grave o, come lo definisce la burocrazia sanitaria, “tempo-dipendente”, l’unica soluzione è corrersi incontro e passare il “testimone” ad un’ambulanza del 118. È una geografia dell’emergenza disegnata più dall’ingegno che dalla programmazione. Un sistema che si regge sull’impegno dei volontari e sulla disponibilità di chi, ogni giorno, accetta di lavorare governando le incertezze. La Croce Verde Valle Roveto - raccontano le cronache - serve circa ventiquattromila persone, distribuite in sette comuni e relative frazioni, in un’area con tempi di percorrenza lunghissimi per l’ospedale di Avezzano. Mille interventi l’anno. Di questi, almeno cento in codice rosso, di quelli che rientrano nella categoria dei casi in cui anche due minuti possono fare la differenza tra la vita e la morte. E quando succede, riparte la staffetta, col “paziente - testimone” scambiato in un’area di servizio, sotto pioggia o sole, con la neve o il vento, cercando solo di fare presto. Eppure, tutti sanno tutto, da anni. E da anni i sindaci alzano la voce. Chiedono un medico e un infermiere di giorno e almeno un infermiere nelle ore notturne. Chiedono che la postazione venga medicalizzata, come avvenuto a Carsoli, Pescina e Tagliacozzo. Richieste tante, promesse tante, soluzioni nessuna. La staffetta, intanto, continua.
ANTONIO D’AMORE
[06/02/26, 10:09:10] ANTONIO D’AMORE: Sara PELACCIA non può fare nulla poi ti spiego perché

