
Otto colpi alla testa con una spranga per strappargli pochi spiccioli. Poi il tentativo di cancellare tutto, trascinando il corpo nel sotterraneo di locali abbandonati e coprendolo con calcinacci, pezzi di catrame e plastica provenienti da un vecchio serbatoio. Ma Cristian Montianu, 47 anni, romeno, non era ancora morto quando è stato sepolto sotto quelle macerie. A riferirlo agli inquirenti è stato un testimone oculare, inizialmente indagato per favoreggiamento e poi definitivamente prosciolto. L’uomo avrebbe assistito alla scena senza riuscire a intervenire e visto il piede della vittima muoversi sotto i detriti dopo che l’aggressore lo aveva ricoperto. Per l’omicidio è stato condannato a 18 anni di reclusione, con rito abbreviato, Mircea Alexandru Istrate, 39 anni, anche lui romeno e senza fissa dimora, soprannominato Alex “lo sfregiato” per una cicatrice sul volto. Rintracciato in Francia, era stato arrestato lo scorso luglio. La sentenza è stata pronunciata dal gip Roberto Veneziano. Il giudice ha riconosciuto una provvisionale di 10mila euro ciascuno agli otto fratelli e sorelle della vittima, costituiti parte civile tramite l’avvocata Mariateresa D’Innocenzo. In aula erano presenti soltanto due sorelle, arrivate dalla Romania insieme a un amico che ha fatto loro da interprete. «Siamo grate alla giustizia italiana, anche se forse speravamo in una pena più severa», hanno dichiarato al termine dell’udienza. Montianu viveva nei locali adiacenti al centro commerciale “Il Grillo” di Martinsicuro, dove di giorno chiedeva l’elemosina davanti ai negozi. Parte di quei soldi veniva inviata in Romania per aiutare una sorella con un figlio autistico. Negli ultimi tempi i contatti con la famiglia si erano interrotti. Dopo la sua morte, le sorelle hanno dovuto vendere un piccolo appartamento per sostenere le spese del rimpatrio della salma. Secondo la ricostruzione investigativa, il delitto sarebbe maturato proprio per impossessarsi del denaro raccolto. Al rifiuto della vittima di consegnarlo, Istrate avrebbe reagito colpendolo ripetutamente alla testa con una spranga, poi rinvenuta sul posto intrisa di sangue e compatibile con le lesioni riscontrate. A far scattare le indagini era stata la segnalazione del titolare del vicino bistrot Twigha, insospettito dall’assenza dell’uomo che da circa due settimane non si vedeva più nella zona dove viveva. «Avevano due vite simili, ma scelte opposte», ha commentato fuori dall’aula l’avvocata D’Innocenzo. Una storia di marginalità e disperazione sfociata in un omicidio brutale per pochi spiccioli.
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