Non si è trattato né di una sfida social né di un’istigazione al suicidio, ma di un gesto volontario. La Procura di Teramo ha chiesto l’archiviazione dell’inchiesta sulla morte di Leonardo Di Loreto, 27 anni, trovato senza vita dai genitori lo scorso agosto nella sua abitazione di Roseto, davanti al computer. Sul volto indossava una maschera antigas collegata a una bomboletta di spray anestetico refrigerante. Proprio questo elemento aveva fatto ipotizzare inizialmente un possibile coinvolgimento di terzi tramite il web. Tuttavia, gli accertamenti su computer, cellulare e tablet, disposti dalla sostituta procuratrice Monia Di Marco, non hanno evidenziato alcun riscontro: il pc, tra l’altro, risultava spento al momento dei fatti. L’autopsia, eseguita dal medico legale Davide Girolami, ha escluso malori e ha stabilito che il decesso è stato causato da insufficienza respiratoria conseguente all’inalazione del gas. Leonardo faceva parte della comunità dei “puppy player”, con lo pseudonimo Faiar, ed era conosciuto anche fuori dall’Italia per il suo impegno a favore dell’inclusione e del rispetto delle scelte personali. Aveva diversi progetti in cantiere, tra cui una nuova webradio, e coltivava il sogno di diventare macchinista ferroviario dopo aver frequentato un corso specifico. Lavorava nel settore informatico, altra sua grande passione. La vicenda ha colpito profondamente la comunità di Roseto e la sua famiglia, che aveva sempre rispettato le sue scelte di vita.

