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“Il tema della sicurezza delle città è un tema che incide profondamente sulla qualità della vita delle nostre comunità e per questo va affrontato senza alcuna strumentalizzazione e, come ribadito anche dal Presidente dell’ANCI Gaetano Manfredi nel corso dell’ultimo consiglio nazionale, evitando il paradosso “che i Comuni siano chiamati a rispondere con mezzi e risorse limitati su un tema che è una responsabilità primaria dello Stato”. In quest’ultimo periodo abbiamo affrontato in più occasioni la questione, anche a fronte degli allarmi sulle carenze di organico delle diverse forze dell’ordine. L’ultimo in ordine di tempo è quello del comandante generale Salvatore Luongo all’inaugurazione dell’anno accademico della Scuola ufficiali dei Carabinieri a Roma, che ha evidenziato come ad oggi manchino ben 10.200 carabinieri, con tutto ciò che ne consegue in termini di operatività. Una carenza che interessa tutte le forze delle ordine e tutti i territori. Lo stesso Sindacato autonomo di Polizia SAP, nel sottolineare una forte carenza di personale a livello nazionale e nel chiedere un piano straordinario di assunzioni e formazione di nuovi agenti, insieme al potenziamento delle strutture formative, solo qualche settimana fa denunciava per Teramo come il piano di potenziamento del personale della Polizia di Stato elaborato dal Ministero non tenesse conto delle reali necessità di organici sul territorio. Aspetti che evidenziano come la sicurezza non si realizzi per slogan, come sta facendo a mio parere il Governo Meloni. I Comuni, che all’interno del perimetro normativo odierno e nella convinzione che la sicurezza urbana integrata sia essenziale per la qualità della vita delle nostre città hanno sempre fatto la propria parte, continueranno a farla. Ma serve un’assunzione di responsabilità da parte del Governo, con il quale l’ANCI ha una costante interlocuzione, al quale abbiamo chiesto un nuovo Patto per la sicurezza urbana. Perché un approccio esclusivamente securitario, come dimostra quello che io e molti colleghi riteniamo, sulla scorta delle evidenza, il fallimento dei continui decreti sicurezza, non funziona. Tanto che oggi le nostre città non sono più sicure. Serve dunque coniugare rigore e interventi di stampo sociale, solo così potremo avere città a misura d’uomo”.

Così il Sindaco Gianguido D’Alberto, che a fronte dei fenomeni di microcriminalità che oggi interessano tutte le città, interviene sulla questione ricordando le attività già messe in campo dal Comune e ribadendo la necessità di una maggiore collaborazione tra Stato ed enti locali.

“Teramo, dove come confermato da tutti i dati non si registrano situazioni di particolare preoccupazione, vive come tutte le città episodi di microcriminalità che incidono negativamente sulla qualità della vita delle persone - sottolinea il primo cittadino – ultimamente, in particolare, abbiamo assistito a una recrudescenza dei furti che sicuramente genera insicurezza. Come Amministrazione, in coordinamento con il Prefetto e il comitato per l’ordine e la sicurezza, abbiamo sempre cercato di affrontare il tema senza inutili drammi e con serietà, al contrario di una certa opposizione che in una costante campagna elettorale dimentica le sue responsabilità e quelle dell’attuale Governo in carica. Quando ci siamo insediati non c’era una videocamera funzionante sul territorio. Oggi ne abbiamo circa 100, installate nei punti nevralgici della città. Ulteriori due telecamere sono state installate negli ultimi giorni a Fonte Baiano e altre 16 andranno a coprire l’area del parco fluviale. Gli investimenti sono stati notevoli, sia in termini di videosorveglianza che in termini di assunzione di nuovi agenti. Proseguiremo nel potenziamento del sistema, ma bisogna essere consapevoli che le telecamere, che sono essenziali nell’individuare gli autori dei reati, non fungono da deterrente. Per questo stiamo proseguendo ad implementare la pubblica illuminazione e il corpo di polizia locale, ma come evidenziato in sede ANCI da tutti i Comuni servono risorse e strumenti adeguati”.

In particolare, tra le richieste avanzate dai Comuni attraverso l’ANCI, ci sono l’Istituzione di un Fondo nazionale per la sicurezza delle città - che permetterebbe di promuovere importanti progetti volti a prevenire disagio e violenza giovanile, tossicodipendenze, disordine urbano diffuso, episodi di devianza oltre che rafforzare videosorveglianza, presidio del territorio, illuminazione pubblica - la promozione di una formazione congiunta tra polizie locali e statali e gli operatori sociali e l’accesso delle polizie locali al CED interforze, senza il quale la loro operatività resta limitata.

“Le richieste dei Sindaci, raccolte dall’Anci, sono diverse e mirano a rendere realmente possibile sui territori quella sicurezza urbana integrata di cui parlano tutti ma spesso senza sapere di cosa si tratti – prosegue il primo cittadino – A tal proposito le proposte avanzate, fortunatamente da pochi, sulla dotazione del taser alla polizia locale, non può assolutamente ritenersi condivisibile a fronte dei rischi, già manifestati, nell’utilizzo di questo strumento e della sua inadeguatezza alle esigenze concrete. Con la polizia locale stiamo già valutando altre soluzioni e in particolare l’adozione di strumenti alternativi che siano realmente efficaci, proporzionati e allo stesso tempo non pericolosi, come fatto peraltro in diverse altre città italiane come Bologna”.