
Certe mattine la pasticceria è un luogo di certezze: il cornetto che sfoglia, il cappuccino che schiuma, la vetrina che luccica di glassa. E poi c’è lui, il cliente più paziente della giornata: un batuffolo bianco legato sotto la scala, occhi tondi da caramella mou e un’aria da “torno subito” presa troppo sul serio. È successo alla Sprint di Giulianova, dove una signora – distratta quanto basta per essere umanissima – ha parcheggiato il cagnolino sotto ai gradini, dimenticandosene quando è uscita. Chissà, forse aveva l’intenzione di una commissione lampo. Solo che il lampo ha preso la tangenziale del tempo e si è trasformato in un paio d’ore buone. Nel frattempo, il piccolo ha fatto quello che fanno i grandi: ha aspettato. Senza drammi, senza scenate, con quella dignità da creatura minuta che sa che il mondo, prima o poi, torna a posto. La scena aveva un che di teatrale: la scala come quinta, il bancone come palcoscenico, i clienti comparse affettuose. Qualcuno ha allungato una carezza, qualcun altro un biscottino (si spera autorizzato), tutti una domanda silenziosa: “Di chi sei, piccolino?”. Lui, fedele alla regia invisibile della sua padrona, non ha tradito. Ha custodito il nodo del guinzaglio come si custodisce una promessa. E quando la signora è tornata – trafelata, mortificata, grata al cielo e al personale – il lieto fine aveva il suono leggero di una porta che si apre e chiude, e di un cuore che si rimette in tasca. Il cagnolino, a modo suo, deve aver pensato che sì, a volte gli umani si perdono. Ma poi ritrovano la strada. Anche sotto una scala, tra un babà e una millefoglie.

