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piergiorgiopasseriniDopo il decreto ingiuntivo da oltre 300mila euro emesso dal Tribunale di Teramo, resta alta la tensione tra Marco Finori e la Gran Sasso Teramano. L’imprenditore, creditore nel provvedimento, rivendica la correttezza dei lavori eseguiti sugli impianti e si dice ancora disponibile a una soluzione negoziale: «Il giudice ha riconosciuto il credito e la certificazione degli interventi. L’opposizione? Meglio che la facciano: così scatterebbe la provvisoria esecutività. Ma io sono disposto a sedermi per far funzionare gli impianti, estate e inverno, nell’interesse del comprensorio». Finori sottolinea anche nuove prospettive industriali, citando l’impegno della sua società in progetti fuori regione e l’esperienza nella realizzazione di impianti a fune, elementi che – a suo dire – confermano l’affidabilità tecnica del gruppo. Dal fronte opposto, il presidente della Gran Sasso Teramano Piergiorgio Passerini ridimensiona la portata del decreto: «Non abbiamo ancora ricevuto nulla ufficialmente. Quelle fatture sono già state contestate e respinte». La società guarda avanti, parlando di nuovi interlocutori e di un possibile riassetto gestionale: «Riteniamo chiusa la fase Finori. Ci sono soggetti interessati, ma il contenzioso e i pignoramenti incrociati creano un clima che scoraggia investimenti». Intanto GST riferisce di verifiche in corso sugli impianti e di richieste di preventivi per le manutenzioni, mentre restano incerte le prospettive di riapertura, soprattutto per la stagione estiva. Il confronto resta aperto, con entrambe le parti che, pur su posizioni distanti, dichiarano disponibilità a un tavolo per il futuro del comprensorio.