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CinghialiLa proliferazione dei cinghiali nelle aree montane del Teramano diventa un’emergenza sociale, economica e ambientale. A lanciare l’allarme è Domenico Bucciarelli, originario di Nerito di Crognaleto, che con una lettera aperta indirizzata all’Ente Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, ai sindaci del territorio e al presidente della Provincia di Teramo denuncia una situazione ormai insostenibile per residenti e frequentatori delle zone interne.

Bucciarelli, come molti emigrati per lavoro, trascorre i mesi estivi nel paese d’origine, dove coltiva per diletto un piccolo terreno e vive la montagna tra passeggiate e raccolta di funghi. Attività che, racconta, negli ultimi anni sono diventate sempre più impraticabili a causa dell’espansione incontrollata dei cinghiali.

Secondo la ricostruzione contenuta nella lettera, la crescita della specie sarebbe legata alle reintroduzioni a fini venatori degli anni Ottanta e Novanta, alla mancanza di predatori naturali, all’abbandono agricolo e all’assenza di politiche efficaci di contenimento. Oggi — segnala — gli animali devastano orti e coltivazioni, rendono pericolosi prati e sentieri con buche e solchi e compromettono anche la crescita dei funghi, distruggendone le germinazioni. Non mancano inoltre segnalazioni di branchi arrivati fino alle porte di Teramo e di altri centri abitati.

Un fenomeno che, secondo l’autore dell’appello, rischia di aggravare ulteriormente lo spopolamento delle aree interne montane, già provate dall’abbandono e dalla carenza di servizi. «Le località montane — scrive — stanno rischiando un ulteriore isolamento se non verrà posto urgente rimedio alla diffusione di questi animali pericolosi anche sotto il profilo igienico-sanitario».

Nella lettera viene avanzata anche una proposta: individuare all’interno del Parco zone cuscinetto destinate alla caccia controllata, con eventuale trasferimento dei cinghiali in tali aree. Una misura che richiederebbe modifiche normative nazionali per consentire interventi venatori mirati in porzioni delimitate dei parchi naturali, con l’obiettivo di ridurre nel medio periodo la popolazione della specie.

L’appello si conclude con un invito alle autorità competenti ad avviare una programmazione concreta e continuativa di controllo del fenomeno, considerato ormai un ostacolo allo sviluppo e alla vivibilità dei territori montani del Gran Sasso e della Laga.