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finanza1-780x470.jpgUn articolato sistema di somministrazione illecita di manodopera e frodi fiscali nel settore della logistica è stato smantellato dalla Guardia di Finanza al termine di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Trieste. Coinvolta anche la provincia di Teramo tra i territori in cui risultano residenti alcuni degli indagati. L’operazione, condotta dai militari del Gruppo di Portogruaro e del I Gruppo Trieste, ha portato alla scoperta di un meccanismo fraudolento basato sulla creazione di una rete di società fittizie intestate a prestanome e utilizzate come “serbatoi di manodopera”. Le imprese di comodo simulavano appalti di servizi per mascherare la fornitura irregolare di lavoratori — una pratica riconducibile al cosiddetto “caporalato grigio” — aggirando le norme inderogabili in materia di lavoro e contrattazione collettiva. Secondo gli investigatori, le società interposte emettevano fatture per operazioni giuridicamente inesistenti nei confronti dell’azienda che impiegava di fatto i lavoratori. Gli importi corrispondevano agli stipendi netti da erogare: in questo modo la società beneficiaria registrava costi fittizi e maturava indebiti crediti IVA, mentre l’imposta non veniva versata. Parallelamente venivano omessi i contributi previdenziali e assistenziali, con danni per l’Erario e gravi ripercussioni sulle posizioni contributive dei dipendenti. Complessivamente la Procura di Trieste ha iscritto nel registro degli indagati 14 persone — cinque per associazione a delinquere — residenti nelle province di Trieste, Udine, Modena, Teramo, Venezia, Foggia, Pesaro Urbino e Ragusa. Coinvolte anche dieci società fornitrici di manodopera con sedi legali in diverse regioni italiane. Il gip di Trieste, su richiesta della Procura, ha disposto due misure cautelari personali nei confronti dei principali promotori del sodalizio, domiciliati nel capoluogo giuliano: una custodia in carcere e una agli arresti domiciliari. Eseguito inoltre un sequestro preventivo per equivalente di oltre 750mila euro. Nel corso delle indagini sono stati individuati 120 lavoratori irregolari, per i quali sono emerse numerose violazioni fiscali, previdenziali, assicurative e giuslavoristiche. Accertata anche l’emissione di fatture per operazioni inesistenti per circa 5,4 milioni di euro.Le Fiamme gialle hanno eseguito perquisizioni in 20 sedi societarie e abitazioni nelle province di Trieste, Udine, Gorizia, Venezia, Padova, Trento, Milano, Modena, Rimini, Pesaro Urbino e Foggia.Gli esiti investigativi saranno ora trasmessi all’Ispettorato del lavoro, all’INPS e all’INAIL per gli ulteriori adempimenti. L’operazione — sottolinea la Guardia di Finanza — conferma l’impegno nel contrasto alle frodi fiscali e allo sfruttamento irregolare della manodopera, a tutela della legalità nel mercato del lavoro.