È una situazione ormai fuori controllo, che non può più essere liquidata come una semplice emergenza episodica. La FP CGIL di Teramo torna a denunciare con forza una deriva sempre più pericolosa: in meno di dodici ore si sono verificati due gravi episodi di violenza ai danni del personale sanitario nei pronto soccorso di Sant’Omero e Giulianova.
Nel primo caso, un’infermiera è stata aggredita riportando un trauma al gomito destro. Un fatto già di per sé gravissimo, che testimonia quanto lavorare in corsia stia diventando ogni giorno più rischioso. Ma non è tutto.
A Giulianova si è assistito a una scena ancora più inquietante: un individuo in escandescenza si è scagliato contro le forze dell’ordine, per poi devastare ciò che gli capitava davanti, distruggendo arredi e creando il panico all’interno della struttura. Un’esplosione di violenza cieca che mette in evidenza quanto i pronto soccorso siano ormai esposti a situazioni fuori controllo.
Non si tratta più di casi isolati. È una spirale che si ripete con frequenza sempre maggiore, trasformando i luoghi di cura in scenari di tensione e pericolo. Medici, infermieri e operatori sanitari lavorano costantemente sotto pressione, ma oggi devono anche difendersi da aggressioni fisiche e verbali che mettono seriamente a rischio la loro incolumità.
La FP CGIL parla chiaro: così non si può andare avanti. L’escalation di violenza, evidente sia a livello locale che nazionale, impone interventi immediati e concreti. Il sindacato chiede con decisione al Direttore Generale della ASL di Teramo di rafforzare la presenza di vigilantes nei pronto soccorso, una misura indispensabile non solo per proteggere il personale, ma anche come deterrente verso comportamenti violenti.
Non basta. Servono anche interventi strutturali che garantiscano maggiore sicurezza agli operatori, perché non è accettabile che chi salva vite debba lavorare temendo per la propria.
La FP CGIL assicura che non abbasserà la guardia e continuerà a monitorare attentamente la situazione, verificando le azioni della Direzione sanitaria. Perché il rischio è uno solo, ed è inaccettabile: continuare a contare aggressioni oggi, per ritrovarsi domani a raccontare tragedie ben peggiori.

