C’è amarezza, e non poca, nelle parole di Paolo Tancredi all’’esito referendario. Un sentimento che si intreccia alla convinzione che il momento storico fosse favorevole a una riforma, poi naufragata sotto il peso delle contrapposizioni politiche. «Ero convinto che i tempi fossero maturi», ha dichiarato l’ex onorevole, sottolineando come il dibattito si sia invece rapidamente spostato su un terreno ideologico. Secondo Tancredi, temi rilevanti sono stati sacrificati in un confronto sempre più acceso e polarizzato, dove il merito delle questioni ha lasciato spazio allo scontro tra schieramenti. Nel mirino dell’ex parlamentare finisce anche il centrodestra, accusato di essersi lasciato trascinare in una battaglia più simbolica che concreta. “Si è fatto coinvolgere in uno scontro ideologico e lo ha perso”, ha osservato, evidenziando una mancanza di lucidità strategica. Ma le critiche non risparmiano nemmeno il livello locale. Tancredi punta il dito contro il sindaco di Teramo, ridimensionando ogni possibile entusiasmo per l’esito della consultazione. “Non ha molto da festeggiare”, afferma, definendolo espressione di una politica distante dai problemi reali dei cittadini. L’immagine evocata è quella di un’amministrazione attenta più ai gesti simbolici che alle soluzioni concrete: “Una politica che si mette la fascia per i compleanni delle vecchiette, ma non affronta le questioni vere della città”. Il giudizio finale è amaro e va oltre il singolo episodio referendario. Per Tancredi, il dato più preoccupante è il clima generale che attraversa il Paese: “Siamo in una fase in cui l’irrilevanza della politica è diventata un virus che colpisce l’intera nazione”. Un’analisi severa, che fotografa una distanza crescente tra istituzioni e cittadini, e che riapre il dibattito sulla capacità della politica italiana di incidere davvero sulle trasformazioni necessarie.

