
Il risultato del referendum segna un punto fermo nel dibattito sulla giustizia, ma non chiude affatto il capitolo delle riforme necessarie. È questa, in sintesi, la posizione espressa dal dottor Domenico Canosa, magistrato teramano, segretario aprutino dell’Associazione nazionale magistrati, che ha accolto con soddisfazione la vittoria del “No”, pur sottolineando come le criticità strutturali del sistema restino tutte sul tavolo. Secondo Canosa, l’esito della consultazione popolare rappresenta un segnale chiaro da parte dei cittadini, che non hanno ritenuto quelle proposte la strada giusta per migliorare il funzionamento della giustizia. Tuttavia, il magistrato invita a non interpretare il voto come una difesa dello status quo. Al contrario, evidenzia come proprio il risultato debba spingere istituzioni e politica a intervenire con decisione sulle vere emergenze del sistema. Tra queste, la principale resta quella dei tempi dei processi. «La lentezza della giustizia è oggi la prima sfida», sottolinea Canosa, indicando come la durata eccessiva dei procedimenti incida non solo sull’efficacia delle sentenze, ma anche sulla fiducia dei cittadini. Un problema che, a suo avviso, non può essere risolto con interventi episodici o riforme parziali. La soluzione passa piuttosto da un rafforzamento strutturale del sistema. Il magistrato richiama la necessità di investimenti concreti, a partire dal personale amministrativo, spesso insufficiente rispetto al carico di lavoro degli uffici giudiziari. Senza un adeguato supporto organizzativo, infatti, anche le migliori riforme rischiano di rimanere sulla carta. Canosa insiste inoltre sull’importanza di una visione di lungo periodo, che punti a rendere la macchina della giustizia più efficiente e accessibile. In questo senso, il voto referendario non deve essere letto come un punto di arrivo, ma come un’occasione per aprire una nuova fase di confronto e di interventi mirati. In definitiva, la soddisfazione per il risultato del referendum si accompagna, nelle parole del rappresentante dell’Anm, a un richiamo alla responsabilità. Perché, al di là degli esiti politici, resta aperta la questione centrale: garantire una giustizia più rapida, efficiente e capace di rispondere alle esigenze dei cittadini.

