
Un’indagine avviata per contrastare lo spaccio tra giovanissimi sulla costa adriatica ha finito per far emergere un quadro ben più grave, fatto di scambi digitali e contenuti illegali e sessuali. È quanto ricostruito dalla procura di Pescara, che partendo da episodi di cessione di hashish tra Montesilvano e Città Sant’Angelo è arrivata a ipotizzare l’esistenza di un circuito online legato alla diffusione di materiale pedopornografico. Tre giovani pescaresi, tutti di 24 anni, ora rischiano il rinvio a giudizio, come riferisce il Messaggero. L’inchiesta si è concentrata inizialmente su un sistema di spaccio locale: piccole quantità vendute tra ragazzi, debiti accumulati e recuperati anche con pressioni e minacce. La svolta è arrivata durante l’analisi dei dispositivi sequestrati nel corso delle indagini. con la scoperta di alcune chat, tra cui gruppi WhatsApp frequentati dagli stessi soggetti coinvolti nello spaccio. In uno di questi, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbero stati condivisi file illegali, con contenuti multimediali con minori in atteggiamenti sessualmente espliciti.

