
Da poche settimane alla guida del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, Patrizio Schiazza traccia la linea del suo mandato: rilancio, apertura ai territori e accelerazione sui progetti fermi. “È un onore ma anche un onere guidare un ente così complesso – spiega – un territorio vasto e articolato, con identità diverse tra area aquilana, teramana e pescarese, tutte con peculiarità e potenzialità da valorizzare”.
Le priorità: strutture, fauna e organizzazione
Tra i primi obiettivi indicati dal commissario c’è la riattivazione dei servizi: “Dobbiamo riaprire i centri di informazione, rafforzare il dialogo con le comunità e affrontare temi cruciali come la gestione della fauna selvatica, che crea danni agli agricoltori”. Altro nodo è la riorganizzazione interna: “Serve una revisione della macchina amministrativa e della pianta organica, ma ho trovato una struttura pronta a rispondere. In meno di due mesi abbiamo già convocato due comunità del parco, cosa che non accadeva da anni”.
Interventi sul territorio: dalla Locanda del Cervo ai sentieri
Schiazza annuncia anche interventi concreti già calendarizzati: “Il 7 aprile partono i lavori di ristrutturazione della Locanda del Cervo a Crognaleto, con consegna prevista per il 30 ottobre. Restituiremo al territorio una struttura strategica per l’accoglienza”. Sul fronte della rete escursionistica, il cambio di passo è netto: “Voglio un sistema sentieristico ufficiale, ben identificato e distribuito su tutto il parco, con una gestione condivisa con gli enti locali. La manutenzione dovrà essere costante e strutturata”.
Più vicinanza ai Comuni
Uno dei temi più sentiti resta il rapporto tra parco e sviluppo locale. “Il parco deve essere più vicino ai Comuni – sottolinea –. Oggi mancano strumenti fondamentali: non c’è un regolamento aggiornato, né un piano socio-economico. Questo ha frenato in passato l’equilibrio tra tutela e valorizzazione”. L’obiettivo è superare lo scontro tra conservazione e crescita: “Non sono per una visione esclusivamente naturalistica. L’uomo deve tornare al centro del sistema ambiente, vivendo il territorio in modo consapevole e sostenibile”.
Fondi da sbloccare
Infine, il tema delle risorse: “Ci sono diversi milioni di euro fermi in bilancio. La sfida è spenderli in tempi rapidi per dare risposte concrete ai territori. Nei prossimi 90 giorni verificheremo i risultati”. Una nuova fase, dunque, che punta a trasformare il Parco in un motore di sviluppo condiviso, senza rinunciare alla tutela di uno dei patrimoni naturali più importanti dell’Appennino.

