C’è qualcosa di profondamente assurdo, quasi grottesco, nella situazione che si sta consumando in queste ore in Prefettura. Mentre il territorio affronta un’emergenza maltempo sempre più complessa, proprio nel luogo deputato al coordinamento degli interventi si verifica un problema tanto simbolico quanto concreto: piove dentro. All’ultimo piano dell’edificio, dove si riuniscono le autorità per gestire la crisi, l’acqua filtra dal soffitto. Una scena che va oltre il disagio materiale e assume i contorni di un paradosso istituzionale: lo Stato che dovrebbe garantire sicurezza e organizzazione si ritrova a fare i conti con la propria fragilità strutturale. Un trasloco che dovrebbe essere organizzato dall’Usr, ma che continua a slittare tra procedure, tempi burocratici e passaggi ancora incompleti. I locali di via dei Tigli sono pronti, gli scatoloni anche. Eppure si resta fermi. Nel frattempo è in corso la gara per individuare la ditta incaricata del trasferimento, ulteriore passaggio che dilata tempi già tutt’altro che celeri. L’auspicio, ormai più simile a una speranza, è che si riesca a completare tutto prima dell’estate. Ma il punto non è solo logistico. È politico, amministrativo, quasi culturale. Perché mentre si discute di emergenze, fondi e interventi, la macchina pubblica mostra ancora una volta la sua lentezza nel risolvere problemi che, sulla carta, dovrebbero essere semplici. E intanto, tra una riunione e l’altra, si continua a guardare il soffitto. Con la pioggia che cade dove non dovrebbe e con la sensazione che anche la pazienza del Prefetto sia ormai al limite.

