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9a-TERAMO.jpg Quella di oggi, in Fondazione, non è stata una giornata come le altre. E nemmeno una fisiologica rotazione di incarichi. Quella andata in scena oggi alla Fondazione Tercas ha il sapore di uno spartiacque politico e istituzionale, destinato a lasciare segni profondi negli equilibri interni e, più in generale, nel rapporto tra potere e governance sul territorio. Un golpe, quasi, ma “interno”, con il Consiglio di indirizzo che si riappropria del proprio ruolo e, al momento di nominare il nuovo Cda, scompagina le carte, sconvolge le previsioni e, di fatto, “sfiducia” il presidente Piero Di Felice mettendolo in minoranza. Un’azione che ha generato immediati riflessi politici, al punto che il PD teramano ha minacciato, e a questo punto è possibile che la minaccia divenga realtà, di uscire dalla maggioranza di D’Alberto. Ma andiamo per ordine. Il nuovo cda è composto da Enzo Montani, vicepresidente, Manola Di Pasquale, Pierluigi Mattucci e Maria Gabriella Franceschini. Perché la politica teramana fibrilla? Perché il PD teramano non voleva la nomina di Manola Di Pasquale nel cda della Fondazione. Un no secco, deciso, all’apparenza unanime, che spettava al Sindaco trasformare in un veto vero e proprio, affidandolo ai rappresentanti del Comune nel Consiglio di indirizzo: Enzo Montani e Gigi Ponziani. Era da loro che ci si aspettava un no alla nomina. Anzi: non ci si aspettava, ma si pretendeva. A tutti i livelli: dai regionali Sandro Mariani e Dino Pepe, al presidente della Provincia D’Angelo, ai rappresentanti del partito teramano. Invece, si è consumato il “tradimento”: Manola Di Pasquale è entrata in cda, insieme a Pierluigi Mattucci di Atri, già anni fa membro della governance della Fondazione, a Maria Gabriella Franceschini, commercialista di Nereto e allo stesso Enzo Montani, che è stato anche nominato vicepresidente. Una nomina, quella della Di Pasquale, anche molto benvista (per non dire "blindata") dall'Università, che ha suoi rappresentanti in Fondazione. Una decisione che ha scompaginato i piani del PD locale, che invece voleva sì Montani, ma con un altro teramano, cioè Vincenzo Magliani, un’atriana come Carla Di Febbo e la riconferma del neretese Lattanzi, Tutto saltato, il Consiglio di indirizzo, con una decisione che non è solo autonoma rispetto alle pressioni politiche esterne, ma che suona, come dicevamo, anche come un durissimo atto di contestazione della gestione del presidente Piero Di Felice, accusato di aver dato alla presidenza della Fondazione una svolta personalistica e autoreferenziale, confermata nei fatti non solo dalla conosciuta opposizione dello stesso Di Felice alla nomina degli eletti nel nuovo cda, ma anche dal fatto che, a nomina avvenuta, il presidente ha incassato talmente male il colpo, dall’aver deciso di far inviare il comunicato stampa solo martedì prossimo. L’articolo che state leggendo, non gli piacerà. E allora, completiamolo: il nuovo collegio dei revisori è composto da Carla Di Febbo come presidente, unica uscente a mantenere il ruolo, affiancata da Claudio Broccolini e Alberto Davide, mentre revisori supplenti sono stati nominati Soccorsa Ciliberti e Laura Paolini.
Intanto, la politica è in fiamme. Su tutte le furie, più di ogni altro, è andato il consigliere regionale Mariani, che contesta al Sindaco l’evidente mancanza di peso politico, tale da non riuscire a controllare neanche l’operato dei propri rappresentanti. La presenza in città di Luciano D’Alfonso, avvistato oggi proprio non lontano dalla sede della Fondazione, avrebbe poi ulteriormente agitato il PD teramano, che a questo punto pretende un chiarimento e risposte che, in tempi di annunciato rimpasto, potrebbero avere effetti deflagranti sul governo della città. Le prossime, saranno ore caldissime per il centrosinistra teramano. 
Intanto, a palazzo Melatino, è cominciata la Ri - Fondazione.

NB - un'ora dopo la pubblicazione di questo articolo, è stato inviato il comunicato della Fondazione.