Giornata cruciale per l’indagine su presunte attività di propaganda terroristica online: oggi Nicolò Galantini, 25 anni, originario di Tortoreto, comparirà davanti al gip del Tribunale dell’Aquila, Marco Billi, per l’interrogatorio di garanzia dopo l’arresto disposto nei giorni scorsi. L’udienza si svolgerà in videocollegamento, mentre il giovane resta detenuto nel carcere di Rebibbia. Accanto a lui ci sarà il difensore Alessandro Angelozzi. L’appuntamento rappresenta il primo confronto diretto con il giudice dopo l’emissione della misura cautelare, adottata sulla base di un quadro accusatorio ritenuto consistente. Secondo quanto emerso dalle indagini condotte dalla Digos dell’Aquila, il 25enne avrebbe utilizzato i social network per diffondere contenuti riconducibili a un’ideologia violenta, raggiungendo un pubblico molto ampio. Gli investigatori parlano di centinaia di migliaia di utenti potenzialmente esposti ai messaggi pubblicati attraverso un account riconducibile all’indagato. Nel materiale finito sotto la lente degli inquirenti comparirebbero richiami espliciti e simbolici al mondo del terrorismo, inclusi riferimenti a figure come Theodore Kaczynski, accompagnati da immagini e testi ritenuti idonei a sollecitare comportamenti emulativi. L’inchiesta non si limita però all’aspetto ideologico. Tra le contestazioni figura anche la diffusione di istruzioni pratiche per la realizzazione di armi ed esplosivi, tramite manuali e guide condivise online. Un elemento che, per l’accusa, rafforza il quadro e introduce il tema dell’addestramento con finalità terroristiche. Il giudice sottolinea come le condotte non siano isolate, ma inserite in un percorso progressivo, sviluppatosi nel tempo: da contenuti inizialmente più generici fino a indicazioni sempre più dettagliate, anche su possibili obiettivi sensibili, tra cui infrastrutture tecnologiche fuori dai confini nazionali. Proprio questa evoluzione e la continuità delle pubblicazioni hanno portato a ritenere concreto il rischio di reiterazione. Per questo motivo, secondo il gip, non sarebbero sufficienti misure meno restrittive: la detenzione è stata considerata necessaria per limitare in modo efficace non solo i movimenti dell’indagato, ma anche la sua capacità di comunicare e interagire con l’esterno.

