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WhatsApp_Image_2026-04-08_at_17.20.02.jpegNuovo capitolo nella complessa vicenda legata alla gestione degli impianti sciistici tra Prati di Tivo e Prato Selva. La Corte d’Appello dell’Aquila ha respinto il reclamo presentato dalla società Marco Finori Srl, confermando il rigetto della richiesta di sequestro giudiziario del ramo d’azienda appartenente alla Gran Sasso Teramano Spa in liquidazione. La decisione, contenuta nell’ordinanza emessa il 31 marzo 2026, chiude – almeno in questa fase – la strada alla richiesta avanzata dalla società, che puntava ad ottenere la custodia giudiziaria degli impianti e delle strutture ricettive situate nei territori di Pietracamela e Fano Adriano . Al centro del contenzioso c’è la mancata conclusione dell’accordo per la cessione del ramo d’azienda. Secondo i giudici, non emergono elementi sufficienti a dimostrare l’esistenza di un obbligo giuridico a contrarre da parte della Gran Sasso Teramano. In particolare, viene escluso che tra le parti si sia formato un accordo preliminare valido, condizione necessaria per accogliere la richiesta cautelare. La Corte ha ritenuto che le osservazioni avanzate dalla Finori sulla bozza contrattuale non fossero semplici chiarimenti su aspetti secondari, ma riguardassero elementi rilevanti, tali da impedire il perfezionamento dell’intesa. Da qui l’assenza del cosiddetto “fumus boni iuris”, requisito essenziale per disporre il sequestro giudiziario. Respinta quindi la tesi della società ricorrente, che aveva sostenuto l’esistenza di un vincolo basato anche su precedenti delibere assembleari. Per i giudici, tali atti non sono sufficienti a configurare un impegno contrattuale verso l’esterno. Con il rigetto del reclamo, resta dunque confermata la precedente ordinanza e si rinvia al giudizio di merito la definizione complessiva della controversia. Una vicenda che continua a tenere alta l’attenzione sul futuro degli impianti del Gran Sasso teramano e sulla loro gestione.