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tribunale 1024x374Un episodio drammatico, rimasto a lungo nascosto, è emerso solo dopo mesi di silenzio. Vittima un giovane di 20 anni che ha trovato il coraggio di denunciare quanto accaduto soltanto un anno più tardi, confidandosi con un operatore del centro di prima accoglienza di Mosciano, dove all’epoca risiedeva in attesa del riconoscimento dello status di rifugiato.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il ragazzo sarebbe stato aggredito sessualmente da tre connazionali. Non solo: dopo la violenza, i tre lo avrebbero anche ricattato, pretendendo denaro in cambio del silenzio. La minaccia era chiara: diffondere un video registrato durante l’abuso se la vittima non avesse pagato.

Per due dei presunti responsabili è già arrivata la sentenza. Il giudice per l’udienza preliminare ha inflitto pene complessive pari a 14 anni e 2 mesi di carcere, con condanne distinte di 5 anni e 10 mesi e di 8 anni e 4 mesi. Il terzo uomo coinvolto dovrà invece affrontare il processo con rito ordinario. Oltre alla violenza sessuale di gruppo, contestata a tutti, figura anche l’accusa di estorsione.

Tra i condannati c’è anche uno dei connazionali della vittima, la cui posizione, nel corso delle indagini, era stata parzialmente ridimensionata proprio dal racconto del giovane. Questo elemento gli aveva consentito di ottenere una misura meno restrittiva, come l’obbligo di dimora, dopo l’arresto iniziale.

I fatti risalgono all’ottobre 2023 e sarebbero avvenuti lontano dalla struttura di accoglienza, in un luogo frequentato dagli stessi connazionali quando si spostavano verso la città. Un testimone ha riferito che uno degli imputati gli avrebbe confidato, con tono quasi vantato, di aver compiuto “una cosa brutta”.

Dopo l’episodio, la vittima sarebbe stata nuovamente avvicinata dagli aggressori, questa volta per una richiesta precisa: 100 euro in cambio della mancata diffusione del video.

Al momento dell’arresto, i tre uomini non si trovavano più nel territorio teramano. Erano stati rintracciati in altre regioni, tra le province di Modena e Bergamo, dove si erano trasferiti.

Le indagini si sono rivelate particolarmente complesse, anche per le difficoltà legate alla traduzione durante gli interrogatori. Le versioni fornite dagli imputati sono apparse spesso contrastant