Un’indagine partita quasi in sordina si è trasformata, nel giro di poche settimane, in un caso ben più ampio di quanto inizialmente ipotizzato. Al centro della vicenda, due persone di Sulmona, madre e figlio di 57 e 33 anni, accusati di aver messo in piedi un sistema capace di sottrarre ingenti somme di denaro a numerosi risparmiatori attraverso presunte polizze assicurative di investimento inesistenti. Come racconta Il Messaggero, i sospetti hanno iniziato a prendere forma quando alcuni clienti, insospettiti, hanno deciso di verificare la propria posizione direttamente con una compagnia assicurativa – del tutto estranea ai fatti – scoprendo che i contratti sottoscritti non producevano alcun rendimento. In diversi casi, è emerso che quelle polizze non risultavano nemmeno attive: i soldi versati, infatti, non erano mai arrivati alla società, ma sarebbero finiti su conti riconducibili ai due indagati. Di fronte a queste scoperte, un primo gruppo di 22 persone ha deciso di avviare un’azione collettiva con l’obiettivo di recuperare il denaro perduto e ottenere un risarcimento. Le cifre in gioco sono rilevanti: mediamente ogni vittima avrebbe versato intorno ai 100mila euro, con casi che arrivano fino a mezzo milione, per un totale della truffa che sfiorerebbe i 5 milioni. Secondo quanto ricostruito, il meccanismo sarebbe stato sempre lo stesso. I clienti consegnavano le somme convinti di sottoscrivere prodotti finanziari regolari, ma dopo una prima fase apparentemente corretta, le polizze venivano annullate. Di conseguenza, non restava alcuna traccia nei registri ufficiali, mentre il denaro non veniva mai trasferito alla compagnia assicurativa.
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