Potrebbe esserci qualcosa di profondamente familiare – e per questo quasi disarmante – nella vicenda della nuova Giunta del Comune di Teramo. Una sensazione di déjà vu che si trasforma rapidamente in consapevolezza: nulla è davvero cambiato. A due settimane dall’annuncio dell’azzeramento e a nove giorni da quello effettivo, sembra che il sindaco si prepari a varare una nuova squadra di governo. Nuova, si fa per dire. Perché nei fatti, più che una rifondazione, potrebbe essere solo un’operazione di maquillage politico: stessi nomi, stesse facce, stessi equilibri. Secondo i rumors delle ultime ore, infatti, sembrta che D'Alberto voglia solo cambiare alcune deleghe, ritoccare gli incarichi, ma la sostanza resta immutata. È il trionfo della politica “gattopardesca”, quella per cui tutto deve cambiare affinché tutto resti com’è. L’azzeramento della Giunta, nella sua narrativa ufficiale, avrebbe dovuto rappresentare un momento di discontinuità, un’occasione per rilanciare l’azione amministrativa, correggere errori, aprire a nuove energie. In molti si aspettavano un segnale forte, una rottura – se non totale, almeno significativa – con il passato recente. E invece no. Se le indiscrezioni saranno confermate: la nuova Giunta che sta per nascere somiglierebbe in modo quasi sovrapponibile alla precedente. Un rimpasto, nel senso più classico e forse più stanco del termine. Una redistribuzione delle deleghe più che una ridefinizione della visione politica. Un gioco di incastri che lascia intatti gli equilibri interni e, soprattutto, le stesse dinamiche che avevano portato all’azzeramento. L’unica vera novità sembra essere l’ingresso di Anastasia Liouras, destinata a prendere il posto di Alessandra Ferri. Un cambio che, pur significativo sul piano personale e politico, appare isolato in un contesto che per il resto resta immobile. Altra novità, ma che poi cambia pochissimo, sarebbe la rinuncia del PD al ruolo di vicensindaco, che a questo andrebbe a premiare qualche scontento. E allora la domanda è inevitabile: perché azzerare tutto, se poi si ricostruisce praticamente allo stesso modo? E i partiti? Italia Viva, che puntava su Mistichelli, e Avs, che ambiva ad un ruolo per Raiola… che ne pensano? Se l’obiettivo era dare un segnale alla città, il rischio è che il messaggio percepito sia esattamente opposto: quello di una politica ripiegata su sé stessa, più attenta a ricomporre equilibri interni che a interpretare le esigenze dei cittadini. Il punto non è tanto il valore dei singoli assessori – molti dei quali hanno esperienza e competenze – quanto il senso complessivo dell’operazione. Perché senza un cambio di passo reale, senza una visione rinnovata, anche le individualità rischiano di muoversi dentro uno schema già visto, già consumato. In fondo, la politica locale vive anche di simboli. E questo azzeramento seguito da una sostanziale riconferma sarebbe un simbolo potente: quello di una trasformazione annunciata e mai davvero realizzata. Teramo si ritroverebbe così con una Giunta che cambia tutto per non cambiare nulla. E con una domanda che resta sospesa, in attesa di risposta: era davvero questo il cambiamento di cui la città aveva bisogno? Questi sono i rumors che circolano in queste ore. Sarà così? Lo sapremo stasera o, al massimo, domani, quando sua Gianguidità scioglierà la riserva.

