Un uomo di 45 anni è stato condannato a quindici anni di reclusione dalla Corte d’Assise di Chieti con l’accusa di maltrattamenti nei confronti dei familiari, in una vicenda segnata da degrado e abbandono che ha portato anche alla morte della madre, una donna di 79 anni costretta a letto.
Secondo quanto emerso nel corso del processo, l’imputato avrebbe sottoposto il padre, la madre e la sorella – tutti in condizioni di fragilità e disabilità – a una situazione di grave incuria. I giudici hanno inoltre riconosciuto la responsabilità per abbandono di persona incapace, contestata in relazione ai familiari non autosufficienti. L’uomo è stato invece assolto dall’accusa di abbandono del padre perché il fatto non sussiste.
La sentenza prevede anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e il risarcimento dei danni alle parti civili.
Nel corso del dibattimento è stata ricostruita una realtà domestica drammatica: l’abitazione versava in condizioni igienico-sanitarie estremamente precarie, tra cumuli di rifiuti, escrementi e utenze staccate per mancati pagamenti, con l’assenza persino dell’acqua calda.
Il pubblico ministero Fabiana Rapino aveva chiesto una condanna a 13 anni, mentre la difesa aveva sollecitato l’assoluzione, sottolineando come l’imputato abbia sempre respinto le accuse.
Un ulteriore elemento emerso riguarda la gestione delle risorse economiche della famiglia: padre, madre e sorella percepivano complessivamente circa tremila euro al mese di pensioni di invalidità. Secondo l’accusa, però, quelle somme venivano prelevate immediatamente e utilizzate dall’uomo, che le avrebbe spese anche per acquistare droga.
La sorella e un altro fratello, nel frattempo deceduto, si erano costituiti parti civili nel procedimento.

