Un sequestro di persona maturato nel mondo del traffico di hashish e legato agli ambienti del clan Senese. È uno degli episodi più inquietanti emersi nell’ambito dell’operazione della Direzione distrettuale antimafia di Roma che questa mattina ha portato all’esecuzione di diciotto ordinanze di custodia cautelare nei confronti di residenti tra la Capitale e la provincia romana.
Tra gli atti dell’inchiesta figura anche il rapimento, avvenuto nel 2021, del padre di un noto professionista di Sulmona. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’uomo venne prelevato nel capoluogo peligno e trasferito in una casa al confine tra Abruzzo e Lazio dove sarebbe stato minacciato con una pistola puntata alla testa.
I sequestratori lo avrebbero costretto a inviare messaggi al figlio per ottenere la restituzione di 200 mila euro destinati all’acquisto di hashish e che, secondo l’accusa, erano stati sottratti all’organizzazione criminale. Un episodio che, nel giorno di Carnevale di quell’anno, gettò nel panico familiari e cittadini, facendo scattare immediatamente le ricerche.
La famiglia denunciò la scomparsa alla polizia e dopo alcune ore l’uomo fece ritorno a casa, raccontando agli inquirenti di essersi allontanato volontariamente. Le indagini della Dda di Roma permisero però di ricostruire il sequestro e di identificare i presunti responsabili.
Il figlio della vittima, un 43enne ritenuto intermediario dell’organizzazione e che nel 2021 si trovava in Spagna, è stato nel frattempo condannato dal tribunale di Sulmona a undici anni di reclusione.
L’operazione, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia romana e avviata nel maggio 2025, ha consentito di ricostruire l’attività di una struttura criminale considerata ben organizzata, dedita all’importazione di ingenti quantitativi di droga dall’estero e alla successiva distribuzione all’ingrosso nella Capitale.
Pesantissime le accuse contestate ai diciotto indagati: traffico di sostanze stupefacenti, estorsione, sequestro di persona, porto abusivo di armi, riciclaggio, tentato omicidio e lesioni personali gravi. Reati che, secondo gli inquirenti, sarebbero aggravati dal metodo mafioso per le modalità intimidatorie utilizzate e per il controllo esercitato su diverse piazze di spaccio romane.

