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toghetribunaleDue anni di reclusione, con pena sospesa, per violenza sessuale aggravata. È la condanna inflitta a un uomo che oggi è ormai alla soglia dei 90 anni, allettato e con gravi problemi di salute. Una sentenza arrivata nonostante la stessa Procura avesse chiesto l’assoluzione dell’imputato, 83enne all’epoca dei fatti.

La vicenda risale al giugno del 2021 e nasce dalla denuncia di una ragazza che allora aveva 17 anni e frequentava l’istituto Di Poppa. La giovane conosceva da tempo l’anziano, amico della famiglia e persona che, secondo quanto raccontato, aveva sempre considerato quasi come uno zio.

Quel giorno la studentessa era salita sull’auto dell’uomo in un parcheggio vicino alla scuola, mentre aspettava la figlia dell’83enne, con la quale avrebbe dovuto raggiungere Atri per una visita medica.

Secondo la denuncia, una volta all’interno della vettura l’uomo le avrebbe appoggiato una mano sulla gamba, facendola poi risalire fino alle parti intime. Avrebbe inoltre pronunciato frasi a sfondo sessuale e avanzato la richiesta di un rapporto orale.

La ragazza aveva raccontato di essere riuscita ad allontanarsi dall'auto e di essere rientrata a scuola, dove avrebbe confidato l'accaduto a un compagno, prima di telefonare alla madre in lacrime.

Proprio il racconto di quanto sarebbe avvenuto subito dopo il presunto episodio è diventato uno dei punti centrali del processo. Il compagno indicato dalla giovane come il primo confidente, ascoltato in aula, non ha infatti confermato quella versione. Ha invece riferito di essere stato contattato dalla ragazza la sera precedente alla sua testimonianza affinché confermasse quanto lei aveva dichiarato all’epoca dei fatti.

Nel corso del dibattimento sono emersi anche altri elementi che avevano portato il pubblico ministero Davide Rosati a chiedere l’assoluzione dell’imputato. Secondo la ricostruzione prospettata dall’accusa al termine dell’istruttoria, l’unica circostanza rimasta certa era la presenza della ragazza nel parcheggio quel giorno, mentre sugli altri aspetti della vicenda sarebbero emerse contraddizioni e dubbi ritenuti incompatibili, dalla Procura, con una pronuncia di condanna.

Nel processo era stata ascoltata anche la dirigente scolastica dell’istituto Di Poppa. La preside aveva riferito che quel giorno la studentessa era entrata regolarmente a scuola per seguire il corso di recupero ed era successivamente uscita in anticipo. Ai docenti non sarebbe però arrivata alcuna segnalazione relativa all’episodio denunciato. La ragazza aveva inoltre continuato a frequentare le lezioni nei giorni successivi.

Il tribunale ha valutato diversamente il quadro emerso durante il processo, arrivando alla condanna dell’anziano a due anni di reclusione, con pena sospesa, per violenza sessuale aggravata.

Ora si attende il deposito delle motivazioni della sentenza, che chiariranno gli elementi sulla base dei quali i giudici hanno ritenuto di arrivare alla condanna nonostante la richiesta di assoluzione formulata dalla stessa Procura.